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DALL'ADRIATICO AGLI APPENNINI


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Lungo un territorio dove i colori sfumano dolcemente, ogni gradazione racconta una leggenda dai contorni vividi, una novella filata nei secoli dalla memoria dei padri, un rituale dalle radici profonde, l’impresa mitizzata di un popolo saldamente radicato alla sua terra. Le tonalità brillanti dell’acquamarina si fondono morbidamente con l’oro delle spiagge merlettate dagli scogli che il vento ha saputo ricamare con dovizia. Il profumo salmastro della costa si aromatizza nel punto in cui le pinete si infittiscono, ospitano ottocentesche residenze di villeggiatura e segnano quasi un confine invisibile con la fascia collinare che appare come l’abito multicolore di un giullare. Fra passione e necessità il lavoro costante dell’uomo ha saputo trarre il meglio da una terra già piuttosto fertile e prodotti come le pesche della Valdaso sono sinonimi di eccellenza nella produzione frutticola della Regione Marche. Percorrendo le strade curvilinee che abbracciano le morbide colline fermane, si scorgono antiche colombaie, affascinanti mulini fortificati e gli odori sinceri di un territorio che non si è ancora sottomesso al tempo si incontrano e si fondono per rievocare antiche suggestioni. Nei comuni che campeggiano come solenni corone di bronzo in cima a colline con capelli di rovere, frassino e carpino nero, il tempo è alleato dell’uomo e la terra sua fedele maestra di vita. Sono ancora loro che scandiscono placidamente le giornate, in cui il duro lavoro nei campi è addolcito dal fruscio dei fulgidi fasci di grano, dal canto delle fronde percosse dal vento o da una fetta di caciotta fermana imperlata di miele e innaffiata con il Falerio dal tipico profumo di pomacee verdi e fiori pallidi. Spostandosi verso l’interno il paesaggio muta, diventa più spigoloso e le leggende sembrano guidare ogni passo verso il mistero e l’incanto. Insieme al vento sembra di avvertire la voce suadente della Sibilla, le inquietanti invocazioni dei negromanti, l’urlo di Pilato mentre cade in un burrone spinto da bufale deliranti o la voce cadenzata di Leopardi, mentre celebra quei Monti Azzurri.