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IL BAROCCO NEL FERMANO


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IL BAROCCO NEL FERMANO


Tra la fine del Cinquecento e l’inizio del Seicento la civiltà umanistica e rinascimentale iniziò a risentire di una crisi socio-culturale destinata ad approdare dapprima nel Manierismo, poi nel Barocco. A cambiare fu fondamentalmente la percezione del mondo, della materia e dello spazio sulla base di alcune importanti scoperte che Niccolò Copernico, Galileo Galilei e Giovanni Keplero resero note proprio in quegli anni. Nel momento in cui dimostrarono che la Terra non era al centro del mondo, ma faceva parte di un sistema planetario che percorreva orbite ellittiche intorno al Sole e l’Universo era costituito da un numero infinito di pianeti che si muovevano secondo leggi complesse, l’umanità comprese che quella concezione gerarchica del cosmo cui aveva fatto riferimento per la strutturazione della società era del tutto priva di fondamento. Allora cominciò a diffondersi un profondo senso di smarrimento, in quanto prese a radicarsi nell’uomo l’intima convinzione che il genere umano fosse soltanto una parte infinitesimale dell’Universo immenso, complesso e infinito. Quella riflessione tuttavia portò gradualmente ad una nuova e interessante considerazione che poneva l’uomo nella condizione di sentirsi libero da antichi schemi e soprattutto parte attiva di una natura vasta, mutevole che spesso travalicava in illimitata fantasia. Questa nuova concezione della “Natura-Universo”, stupefacente e sconfinata, ben si sposava con la incommensurabile e indulgente misericordia di Dio che muoveva nello spirito umano sentimenti forti, emozioni travolgenti, sensazioni capaci di spezzare il confine fra creato e Creatore. Questo nuovo sentimento religioso coincideva con un periodo di rinnovato ottimismo per la Chiesa cattolica che era sopravvissuta ai duri sconvolgimenti della Riforma protestante ed aveva cominciato a pensare di poter insinuarsi nelle coscienze dei dubbiosi attraverso un’arte grandiosa. Difatti fra la fine del XVI e i primi decenni del XVII secolo le favorevoli condizioni socio-economiche nonché la salda operazione di restaurazione cattolica attuata dalla Controriforma favorirono un vivace rinnovamento spirituale e culturale anche in zone come il Fermano. Tuttavia i committenti furono spesso obbligati a cercare gli artisti al di fuori dei confini locali perché erano gli unici che sapevano interpretare correttamente il nuovo linguaggio artistico.  Paolo Portoghesi ha saputo tradurre con acutezza intellettuale i principi di quella nascente arte pittorica: “Tutta la composizione sebbene strutturata da un complesso programma iconologico, diventa anzitutto articolazione di un magma plastico carico di cavità spaziali pulsanti e di vibrazioni luminose, espressione di una intensa gioia vitale, di una interpretazione della natura come vorticoso campo di energie”. In architettura invece tutto fu progettato per sorprendere e impressionare lo spettatore che poteva soltanto lasciarsi rapire dalla monumentalità della composizione architettonica, dalla teatralità strutturale degli ambienti e dallo sfarzo di spazi maestosi e tesi all’infinito.