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CRIVELLI E I CRIVELLESCHI


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Carlo Crivelli, nato a Venezia in un giorno ancora imprecisato fra il 1430 e il 1435, è stato considerato dallo storico dell’arte Luigi Lanzi un pittore “pregevolissimo tra gli antichi”. Dopo un periodo di soggiorno a Zara, in Dalmazia, legato al suo allontanamento dalla città natale in seguito all’incarcerazione del 1457, perché rapì e tenne nascosta come concubina Tarsia, moglie del marinaio veneziano Francesco Cortese, visse e operò fra il 1468 e il 1471 nel territorio fermano per poi trasferirsi ad Ascoli Piceno. Fece prima mostra della sua finezza stilistica attraverso il pregevole pentittico con predella e tre cuspidi commissionato dai Conti Azzolino di Fermo per la chiesa parrocchiale dei SS. Lorenzo, Silvestro e Ruffino di Massa Fermana. Pur essendo manifesta la cultura figurativa veneto-padovana trasmessa da Giorgio Schiavone fra il 1457 e il 1460, Carlo Crivelli dimostrò non solo una spiccata personalità stilistica, ma anche una sensibile capacità comunicativa. Mirabile è la minuziosa attenzione rivolta alla resa dei dettagli, riscontrabile soprattutto nei morbidi panneggi, nelle decorazioni tessili o negli apparati ornamentali. Bagnati da una luce calda, gli accessori con inserti in argento, i broccati con opera in oro di manifattura orientale, i superbi drappi ricamati con stelle e rose dalle corolle schiuse, sembrano accentuare le espressioni inquiete dei pallidi volti sacri. Il linguaggio dello sguardo insieme alla misurata espressione corporea sono comprensibili e spigliatamente comunicativi, mentre suscita curiosità e talvolta qualche difficoltà interpretativa il fitto codice simbolico presente nelle tele crivellesche. Onnipresenti sono i richiami al sacrificio e alla Passione di Cristo, rappresentati costantemente da serti di uva, garofani, ciliegie e prugne dal colore violaceo. Molti sono anche gli attributi peculiari della Vergine, come la rosa e il giglio, comunemente associati alla sua purezza oppure la viola, simbolo dell’umiltà di Maria che non ostacolò il volere dell’Altissimo, ma disse: “Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto”. Non di rado la Madonna è accompagnata anche dalla palma che nel Cantico dei Cantici è associata alla sua grandezza spirituale: “La tua statura rassomiglia a una palma e i tuoi seni a grappoli”. Non mancano nemmeno riferimenti al peccato o al diabolico che sono presenti sottoforma di mele, cetrioli o mosche. Le opere di Crivelli rivelano la sua basilare cultura antiquaria, acquisita nello stimolante ambiente padovano e principalmente nella bottega di Squarcione, ma sono costantemente sintomatiche anche di un genio sofisticato e innovativo che rispecchiava pienamente il gusto e le aspettative dei committenti fermani. Per questo motivo, raccolsero enorme fortuna anche le opere di artisti come Vittore Crivelli, Pietro Alamanno e Stefano Folchetti che seguirono le orme del maestro veneziano e operarono a lungo nella zona del Fermano, dove ottennero prestigiosi incarichi grazie anche allo sviluppo economico maturato dalla seconda metà del XV secolo. Attualmente le opere di Crivelli e dei Crivelleschi conservate in chiese, pinacoteche o musei parrocchiali di un territorio che si estende da Sant’Elpidio a Mare a Cupramarittima e da Fermo a Montefortino, continuano a esercitare lo stesso fascino di un tempo.