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Amandola, santuario del Beato Antonio

(già chiesa di Sant’Agostino)


Il portale


La navata centrale

“All’immortale - Concittadino/Gloria di Amandola - eroe divino/Sciogliamo cantici - di fede e di amor:/Incensi e voti - diamo in suo onor./Salve, o Beato!”. Con queste strofe inizia l’inno dedicato al beato Antonio Migliorati, amato patrono di Amandola. La chiesa presenta una facciata neoclassica con un portale del 1468 che, come è iscritto nell’arco a tutto sesto inserito fra la doppia ghiera, è opera di Marino di Marco Cedrino. Il timpano in pietra arenaria fa mostra di due animali stanti alle basi, una serie di foglie avviticchiate simili a lingue di fuoco lungo le sime, la figura del Padre Onnipotente al vertice e il simbolo della sapienza in posizione centrale. I pilastri più esterni sono divisi in quattro riquadri che propongono elementi decorativi molto simili. Nel primo pannello di entrambi i piedritti è effigiato un putto che suona la tromba, mentre nel secondo a sinistra è raffigurata santa Monica e in quello a destra sant’Agostino. Nel terzo riquadro a sinistra è scolpito uno scudo in cui è inciso il nome del committente, al contrario in quello a destra è rappresentato uno stemma con una suola, un trincetto e una lesina che simboleggiano la corporazione dei calzolai cui apparteneva il richiedente. Nell’ultimo pannello di ambedue i pilastri è modellato un ornamento puramente rinascimentale. La torre campanaria, corredata da bifore ogivali e cuspide ottagonale, assimila  al primo piano l’abside che può essere considerata l’organismo più antico dell’edificio sacro. Varcata la soglia principale, si accede a un ampio ambiente costituito da una sola navata illuminata da una luce calda che si irradia dalle finestre del triburio ottagonale e adornata da una vetrata policroma ritraente il beato Antonio che fu incaricata all’esimio Istituto di Pittura di Monaco nel 1900. Nell’abside invece è collocata l’Esaltazione del Beato Antonio di Francesco Ferranti e quattro scene con i Miracoli del Beato Antonio di Orazio Orazi.


           

                   Veduta dall'esterno                                                                         La facciata

                              L'interno