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Falerone, Chiesa di San Fortunato,

già dei P.P. Minori Conventuali -

Vittore Crivelli, Madonna adorante il Bambino


Vittore Crivelli

Madonna Adorante il Bambino

Sulla base di alcuni studi condotti nel 1834, la tavola è stata commissionata intorno al 1484 dalla comunità di Falerone a Vittore Crivelli per corredare un altare della chiesa di San Fortunato. Tuttavia, la problematica iscrizione sulla base della cornice “Opus Victoris Crivelli Venetus A.D. MCCCCLXXVIIII et die VIII Septembris” ha suscitato non pochi dubbi sulla corretta datazione dell’opera. Inoltre un grave errore grammaticale nella stesura del testo, in cui è stato scritto Venetus al posto del genitivo Veneti ha provocato ulteriori perplessità sulla giusta attribuzione della pala. Composta secondo un raffinato sistema di bilanciamento dei volumi, l’opera sembra essere ripartita dall’elegante figura della Vergine Maria. I delicati tratti del suo volto suggeriscono all’osservatore una profonda mestizia che sembra rispecchiare quella dei due angeli suonatori. Come nelle altre opere di Vittore Crivelli, un’atmosfera carica di inquieta tensione sembra gravare sul Bambino Gesù che lascia presagire il suo salvifico sacrificio. Ad accentuare il motivo del martirio di Cristo sono la mela e il cetriolo che pendono dall’alto della pala insieme al vaso con cinque garofani rosso carminio. Una particolare attenzione merita il manto che avvolge la Madonna, il quale presenta un broccato a fondo scuro con dorati uccelli dalle linee sinuose che si intrecciano finemente con elaborati motivi vegetali. Oltre a essere un vivido esempio di raffinatezza decorativa, questi elementi ornamentali racchiudono un messaggio di speranza.

Difatti, secondo alcuni studiosi i volatili che adornano la lunga mantella della Vergine Maria sono delle cicogne che nella tradizionale simbologia cristiana alludono alla Pasqua di Resurrezione. Piuttosto interessante è anche il cartiglio dispiegato accanto al triste volto della Madonna, su cui si è soffermata la critica d’arte Daniela Simoni che ha colmato le lacune e ha suggerito la seguente lettura: “(V)oca (N)os Inclite fili mi quis tuam valebit dignitatem (c)o(n)templare”. Si tratta probabilmente di un’invocazione alla Vergine da parte della comunità di Falerone che nel 1484, si trovò a combattere contro la peste.


           

                    L'esterno della chiesa                                                                        Il Campanile



                                 L'interno della Chiesa                                                                       Il dipinto