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Fermo, chiesa di Sant’Agostino


L'esterno



                         Archetti trilobati



Un affresco



                   Particolare dell' interno



Alcuni rappresentanti dell’Ordine agostiniano giunsero nel territorio fermano intorno al 1240 e riuscirono senza indugio a ottenere da papa Innocenzo IV la possibilità di impartire indulgenze a chi avesse contribuito alla realizzazione dell’intero complesso sacro. Conclusi i lavori nel 1250 circa, la chiesa di Sant’Agostino necessitò di una prima ristrutturazione poco più di un secolo dopo, quando furono apportate delle modifiche alla cinta muraria e gli agostiniani si videro costretti a rialzare la pavimentazione di tre metri. L’edificio subì un altro rinnovamento nel 1738 che fu molto più invasivo e salvò del periodo antecedente soltanto il fianco destro che dal 1560 accoglie l’ingresso principale. Particolare attenzione merita la linea di gronda adornata finemente con una serie di archetti trilobati che racchiudono minute scodelle in maiolica risalenti alla seconda metà del XIV secolo. Il portale di pregevole manifattura esibisce una ghiera in cotto, divisa in riquadrature decorate con svariate figure zoomorfe che appaiono incastonate in arzigogolati racemi, realizzati secondo i canoni del gotico fiorito. L’interno della chiesa invece fu ristrutturato intorno alla prima metà del XVIII secolo in conformità al gusto barocco. Quasi certamente tale rinnovamento determinò la perdita di alcuni affreschi tre-quattrocenteschi che furono riscoperti nel 1932 grazie a un importante intervento restaurativo. Uno speciale interesse ha sempre suscitato la cappella della Sacra Spina, la quale custodisce un aculeo della corona di Cristo protetta da un pregiatissimo reliquiario del XV secolo che mette in mostra il fulgido incontro fra i maestri orafi veneziani e fermani. In conformità agli studi condotti di recente da Benedetta Montevecchi, l’urna della Sacra Spina fu commissionata a un orafo fermano che dopo averla foggiata secondo la tecnica veneziana dell’opus duplex, la consegnò senza le placchette a smalto traslucido a Mariano da Siena che nella sua bottega locale si preoccupò di realizzare e poi fissare gli elementi ornamentali sul corpo del reliquiario. Secondo la tradizione cattolica, le reliquie oltre a trasmettere un eccezionale prestigio socio-religioso a coloro che ne entravano in possesso, erano dotate di un forte potere taumaturgico. Non a caso i frammenti sacri venivano esposti di regola nel luogo più visibile dell’intera struttura, protetti entro custodie che per le loro baluginanti fattezze ne esaltavano il valore.


              

                Un affresco                                                                                         Cappella della Sacra Spina



               L'esterno