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Fermo, Villa Vinci


I giardini



Veduta dei giardini dall'alto



L'esterno della Villa

Il Girfalco di Fermo un tempo ospitava un quartiere residenziale molto elegante, dove dimoravano le famiglie più altolocate della città e si ergeva il convento dell’Ordine dei Frati Cappuccini dedicato a san Lorenzo. Quando però nel 1810 le Marche passarono dal governo papalino a quello laico del Regno Italico e venne deliberata la soppressione di tutte le congregazioni religiose, i frati furono costretti ad abbandonare la struttura conventuale che prima fu ceduta allo stato e poi venduta all’asta al conte Francesco Paccaroni. Nel momento in cui il re Napoleone Bonaparte abdicò e il Regno d’Italia morì con la sua rinuncia al trono, i Cappuccini tentarono di rimpadronirsi del convento, ma ogni tentativo si rivelò vano. L’edificio fu modificato subito dopo l’acquisizione di Paccaroni per conferirgli l’aspetto di una residenza nobiliare, ma il rinnovamento più rilevante avvenne nel 1870, quando l’architetto Giovan Battista Carducci ideò una nuova facciata e un elegante salone di rappresentanza. I disegni originali dei due progetti sono attualmente conservati presso la Biblioteca Civica Romolo Spezioli della città. Nel 1890 la residenza gentilizia fu acquistata dal conte Guglielmo Vinci, il quale trentadue anni dopo la lasciò in eredità ai suoi discendenti che non permisero mai al tempo di consumare la sua sobria bellezza. La villa, soggetta dal 1914 a vincolo delle Belle Arti, è interdetta da tre cancellate e fa mostra dell’elegante facciata in laterizio bicromo che rispecchia ideali del Neoclassicismo come l’armonia, l’equilibrio e la proporzione. Il pian terreno, spartito simmetricamente da semplici lesene ioniche, presenta un pronao tetrastilo costituito da quattro colonne tuscaniche che sorregge il balcone aggettante e balaustrato in pietra d’Istria. Il primo livello ripartito da lesene doriche e corone d’alloro ornate di nastro, è invece caratterizzato da tre finestroni. Sul retro della villa si estendono un giardino all’italiana ideato dal paesaggista Pietro Porcinai nel 1946 e un parco all’inglese progettato da Giovan Battista Carducci che pensò di tracciare il manto erboso con un sentiero che segue l’andamento del colle Sabulo e passa attraverso aromatici cespugli di alloro, cedri secolari e pini dalle persistenti note coniferose. La villa che ospitò personaggi illustri come Giuseppe Garibaldi, Papa Pio IX, Giosuè Carducci e Felice Cavallotti, attualmente può essere affittata per vivere attimi di serenità in un’accogliente e pregevole residenza storica.