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Fermo, Palazzo Fogliani








Nel quartiere Campolege di Fermo si erge Palazzo Fogliani che eccelle per la sua splendida facciata, in alto ritmata armonicamente da una bifora con tre lobi e due raffinate finestre trilobate inscritte in archi ogivali, a loro volta racchiusi entro cornici in laterizio minuziosamente intarsiate. Il gusto propriamente gotico richiama alla memoria i vivaci rapporti politico-commerciali intercorsi nel XV secolo fra Fermo, “la Città dell’Aquila”, e Venezia, “la Repubblica del Leone”. L’incremento di relazioni mercantili fra le due potenze favorì anche l’incontro del fulgido patrimonio storico-artistico della città lagunare con quello del Fermano. Il portale, propriamente rinascimentale, è invece adornato da fasci di bacche negli stipiti in cui campeggiano eleganti capitelli corinzieggianti e da un rigoglioso festone scandito da tre stemmi gentilizi nel fregio dell’architrave. Vicino all’angolo destro del palazzo è possibile osservare una formella che racchiude uno stemma araldico composto da sei rosette con cinque foglie, una manifesta allusione al nome dei Fogliani che vi dimorarono nella seconda metà del XV secolo. Anche Nicolò Machiavelli si occupò di quest’illustre famiglia fermana che fu ostinata interprete di intrighi e spietate manovre pur di raggiungere il potere. Molto nota è la storia che ha per protagonisti Giovanni Fogliani e suo nipote Oliverotto Eufreducci, illustre priore della Contrada Fiorenza che ambiva a diventare signore di Fermo. Il primo era imparentato con la famiglia dei Della Rovere che era nota antagonista dei Borgia, a cui invece Oliverotto si appoggiava per assicurarsi la sua ascesa politico-sociale. Quasi certamente i fatti che animarono la fredda notte dell’8 gennaio 1502, possono essere interpretati come un espediente empio ed efferato con cui Eufreducci tentò di assicurarsi ulteriormente il sostegno di Cesare Borgia. Durante un fastoso banchetto, organizzato presso il palazzo che attualmente ospita il Liceo Ginnasio “Annibal Caro”, Oliverotto mise in atto il suo spietato disegno. Secondo la tradizione sul portone del palazzo vennero appese le teste di Gennaro Fogliani e Raffaele Della Rovere che al momento dell’assassinio erano soltanto dei giovinetti.