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Fermo, Portale dell’ex chiesa della Carità

poi Monte di Pietà




Lo spedale di Santa Maria della Carità fu edificato nei pressi della chiesa del Carmine intorno al 1341 con lo scopo di offrire accoglienza a forestieri, pellegrini e bambini abbandonati. Per un lungo periodo di tempo riuscì a garantire il proprio sostentamento grazie all’elemosina elargita dai fedeli, ma a partire dal 1417 lo spedale fu in grado di mantenersi soltanto per merito di una serie di rendite di cui iniziò a beneficiare. Intorno al 1522 tuttavia lo xenodochio venne sostituito da un Monte di Pietà, sorto su proposta del francescano Domenico da Leonessa per concedere piccoli prestiti in cambio di un pegno come garanzia e combattere allo stesso tempo il dilagare dell’usura. L’alternarsi di pietre diverse lungo il portale dell’edificio suggerisce un numero piuttosto elevato di interventi, ma gli studi condotti da Carlo Grigioni sembrano indirizzare verso un importante lavoro di abbellimento, condotto intorno agli anni Ottanta del XV secolo da parte un tagliapietre che apprese l’arte entro i territori della Serenissima Repubblica di Venezia. La ghiera ogivale è caratterizzata da turgide foglie gotiche che si avviticchiano simili a guizzanti lingue di fuoco fino al folto cespo, da cui spunta il busto dell’Onnipotente ritratto nell’atto di benedire. Entro l’arco, invece, è inserito un rilievo scultoreo che risalta rispetto al resto degli elementi ornamentali per la pietra bianca d’Istria da cui è stato ricavato. Su un fondo adornato di tendaggi si erge un’aggettante Madonna della Misericordia che protegge sotto il suo ampio manto un nutrito gruppo di fedeli.

Come fa notare anche Alessandro Marchi, la figura maestosa della Vergine con le vesti definite mediante un panneggio ampio e grossolano sembra essere una produzione antecedente rispetto al rigoglioso fogliame della ghiera ogivale. Tuttavia gli abiti tipicamente quattrocenteschi dei devoti inginocchiati, attestano la sua produzione in un arco temporale non affatto dissimile rispetto a quello dell’intero portale. Merita di essere nominata anche la bifora con archi trilobi rialzati all’apice, la quale ricorda il gotico fiammeggiante degli edifici che costeggiano il Canal Grande.