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Fermo, Pinacoteca civica - Jacobello del Fiore,

Storia della vita di santa Lucia



Le otto tavole che originariamente dovevano essere parte di un paliotto eseguito fra il 1410 e il 1412, sono state attribuite da Bernard Berenson a Jacobello del Fiore soltanto intorno al 1932. Le prime testimonianze relative l’opera risalgono invece al 1763, quando fu attestata in un inventario della chiesa di Santa Lucia di Fermo. Le tavole che raffigurano otto episodi della vita di santa Lucia hanno subito un restauro conservativo nel 1950 che ha permesso di godere della fulgida bellezza dei dipinti, pervasi da un gusto “gotico-cortese” che per alcuni aspetti ricorda l’orientale cultura bizantina. E’ indubbia tuttavia l’influenza subita da Jacobello per mezzo di Gentile da Fabriano. La prima tavola raffigura il momento in cui sant’Agata appare alla giovane Lucia per preannunciarle la guarigione della madre e profetizzarle il suo futuro patronato sulla città di Siracusa. Nella seconda, invece, Lucia è sulla soglia di un edificio alto, snello e cinto da alte mura merlate che lasciano intravedere le cime di alberi rigogliosi. La giovane è raffigurata nell’attimo in cui elargisce i suoi averi a malati e uomini indigenti perché, constatata la reale guarigione della madre Eutichia, ha deciso di rinunciare al matrimonio e alle ricchezze per consacrarsi a Cristo. Nella terza tavola è raccontato il momento in cui il fidanzato di Lucia, indispettito dalla sua decisione, l’accusa davanti al console Pascasio di aver abbracciato la religione cristiana, assolutamente non ammessa sotto l’impero di Diocleziano. Nelle prime tre tavole sono rappresentate strutture architettoniche goticheggianti che però vengono descritte in maniera approssimativa, quasi fossero semplicemente un complemento d’arredo o un semplice apparato scenico capace di far convergere tutta l’attenzione sugli avvenimenti raccontati con maestria da Jacobello. Le tavole seguenti sono ambientate in un luogo aperto, costituito unicamente da alcune rocce e un verdeggiante manto erboso che per minuzia di particolari ricorda quelli degli arazzi francesi tessuti secondo lo stile dei mille-fleurs. Nella quarta tavola è raffigurato un nutrito gruppo di uomini che insieme ad alcuni buoi tentano di spostare Lucia verso un lupanare che, in epoca romana, era un luogo addetto al venale piacere carnale. Secondo la tradizione nessuno di loro riuscì a smuoverla perché lo Spirito Santo l’aveva resa troppo pesante. Nella quinta tavola la giovane è sottoposta al martirio del fuoco, ma l’attenzione sembra cadere sul console Pascasio e l’uomo che gli è affianco. Il pittore di origini veneziane infatti ha riprodotto con dovizia di particolari le sontuose vesti dei due personaggi che possono essere considerati un vivido esempio di abbigliamento dei primi anni del XV secolo. Nella sesta tavola è raffigurato il momento in cui Lucia viene sottoposta all’ennesimo supplizio che consiste nel trafiggere la giovane con una spada aguzza alla gola. L’ultimo strazio, prima di morire, le viene inflitto da un uomo che sembra non poggiare i piedi sul manto erboso. Forse si tratta semplicemente di un espediente per attribuire maggiore violenza al gesto che condurrà la giovane alla morte sacrificale per la fede. La settima tavola presenta il momento in cui Lucia riceve la comunione sotto lo sguardo di un lontano Padre Eterno, pronto ad accoglierla nella sua Dimora Celeste. Particolare attenzione suscitano le due persone che assistono al sacramento dell’eucarestia dietro al sacerdote. Difatti uno rimane di spalle, con il volto accuratamente celato da un ampio cappuccio grigio, l’altro è stante, avvolto da un’elegante veste turchese bordata di rosso che osserva un punto indistinto con sguardo severo, algido. Nell’ultima tavoletta è ritratta la sepoltura della santa che avviene in presenza del vescovo che la benedice prima della deposizione. Dietro di lui si ergono due uomini che sembrano confabulare e non prestare attenzione al drammatico momento dell’inumazione. Mentre uno è identificabile con il console Pascasio, l’altro sembra essere l’individuo dall’aspetto austero presente nella tavola precedente. Una particolare attenzione meritano il quarto e quinto episodio, dietro ai quali sono raffigurati sant’Antonio Abate e santa Lucia che per la prima volta mostra gli occhi su un piatto dorato.