HOME PAGE

itinerari tematici

sei in: home > Chiese  > Fermo, Chiesa del Carmine - Antonio Solario detto lo Zingaro, Sacra Conversazione

Fermo, Chiesa del Carmine -

Antonio Solario detto lo Zingaro,

Sacra Conversazione



La pala attribuita al veneto Antonio Solario intorno al 1907 dal critico Ettore Modigliani, è databile fra il 1500 e il 1502. Conservata presso la chiesa del Carmine di Fermo, la tavola è un mirabile esempio di opera pittorica di tradizione veneta. Indubbie sono le corrispondenze stilistiche con Giovanni Bellini e in particolar modo con la Pala di San Zaccaria, custodita nell’antica chiesa omonima a Venezia. Caratterizzate ambedue da una composizione perfettamente calibrata, le pale mostrano anche un impianto spaziale molto simile. Entrambe le scene di carattere religioso sono collocate in un ambiente absidato, al centro del quale pende una sobria lampada in stile veneziano. Su un trono rialzato sono assisi la Madonna e il Bambino, mentre i quattro santi sono ritratti in piedi sotto gli angoli della campata. Nella pala di Antonio Solario la Vergine stringe fra indice e pollice un filo a cui è legato un cardellino stretto fra le mani del piccolo Gesù. L’uccellino che si ciba di cardi, allude per assonanza con la corona di spine alla Passione di Cristo. Alla sinistra del trono sono raffigurati santa Caterina d’Alessandria e il frate carmelitano Alberto, a destra invece sono effigiati i santi Lucia e Gerolamo. Mentre la prima è stata identificata grazie ai suoi peculiari attributi iconografici che consistono nella corona, nella spada e nella ruota dentellata, il secondo è stato per lungo tempo confuso con san Bernardo. Non sono stati sicuramente oggetto di incertezze la santa di Siracusa e san Gerolamo. Lucia è raffigurata mentre stringe un bicchiere ricolmo d’acqua, in cui sta per immergere la palma del martirio, quasi a ribadire che la sua fede è alimentata costantemente. Il santo di Aquileia, invece, è ritratto con i tipici abiti cardinalizi, un libro aperto fra le mani che allude alla sua Vulgata e un leone rannicchiato in fondo ai piedi. In base alla Leggenda Aurea un leone guarito alla zampa da san Gerolamo all’interno del monastero di Betlemme, rimase sempre al suo fianco in fedele segno di riconoscenza. La ricercatezza dei gioielli che adornano le vesti dei personaggi raffigurati, la decorazione dell’abside o della mensa d’altare guarnita con un pregevole medaglione, è spiegata da alcuni studiosi con un’antecedente attività di orafo e miniatore del civitano Antonio Solario.