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Fermo, chiesa di San Filippo




Lungo corso Cavour si erge la chiesa di San Filippo che fu edificata a partire dal 1594 e consacrata al culto del “santo della gioia”circa tredici anni dopo. Infatti la Congregazione dei Padri dell’Oratorio, così chiamati perché consideravano il ritrovo parrocchiale come il fulcro della loro vita spirituale e anche il luogo ideale in cui intraprendere la missione apostolica, giunse a Fermo nel 1582 con san Filippo Neri e si stanziò dapprima nella chiesetta di San Gregorio, poi in quella di San Rocco. Nel 1593 si trasferì nella trecentesca chiesa del Santo Spirito, dove rimasero soltanto un anno, dopo il quale si iniziò a costruire il nuovo edificio intitolato al “santo umoristico”, come amava definirlo Goethe. Il prospetto incompiuto della chiesa di San Filippo presenta un seicentesco portale in pietra d’Istria, mentre l’interno tipicamente barocco è decorato con affreschi e stucchi sfarzosi. L’impianto a croce latina è costituito da un’unica navata, la quale non solo fa mostra di una serie di affreschi di Cesare Biscia sulle Storie della vita di san Filippo Neri, ma è anche costeggiata da sei splendide cappelle comunicanti fra loro. Attualmente la chiesa non è aperta al pubblico, ma le preziose opere pittoriche che ospitava prima che l’ingresso fosse interdetto sono attualmente conservate presso la Pinacoteca civica di Fermo. Fra la fine del XVI e i primi decenni del XVII secolo le favorevoli condizioni socio-economiche nonché la salda operazione di restaurazione cattolica attuata dalla Controriforma incoraggiarono un vivace rinnovamento spirituale e culturale.

Tuttavia i committenti spesso dovettero cercare gli artisti al di fuori dei confini locali perché erano gli unici che sapevano interpretare correttamente il nuovo linguaggio artistico. Sull’altare della chiesa di San Filippo Neri era collocato un dipinto che raffigurava la Discesa dello Spirito Santo sulla Vergine e gli Apostoli eseguito da Giovanni Lanfranco, pittore di scuola seicentesca bolognese. Mirabile è l’attento studio della mimica che conferisce alle figure quella teatralità tipica del barocco mistico e altrettanto straordinario è l’uso sapiente delle ombre che riescono a focalizzare l’attenzione dell’osservatore verso l’evento miracoloso. Nelle cappelle minori erano sistemate due tele che ritraevano san Lucio I e santa Margherita realizzate da Benedetto Gennari da Cento che si formò nella bottega dello zio Guercino. Nella cappella a destra dell’altare maggiore, invece, era collocata la Natività, un capolavoro giovanile di Peter Paul Rubens. Estremamente raffinato è l’uso che egli fa della luce che plasma fino a forgiare un’atmosfera vibratile e carica di aspettative. Straordinaria è l’espressione di estatica ammirazione sui volti dei pastori, accentuata per effetto del chiarore emanato dal paffuto bambino Gesù. Altrettanto stupefacente è la raffinatezza con cui ha reso la trama dei tessuti mediante esili ma efficaci pennellate.