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Fermo, chiesa del Carmine



La chiesa di Santa Maria del Carmine a Fermo fu eretta intorno alla metà del XIV secolo con il nome di Santa Maria Novella della Carità. Acquisì il titolo corrente nel 1491, quando la guida della comunità di fedeli passò nelle mani dei Carmelitani della Congregazione di Mantova e la chiesa subì un importante ampliamento. Fra il 1783 e il 1794 si decise di ammodernare la struttura e i lavori furono affidati all’architetto Pietro Augustoni da Como. Purtroppo della precedente costruzione rimangono soltanto scarse testimonianze sul retro dell’altare maggiore. Varcata la soglia d’ingresso una luce opalina investe le tre navate neoclassiche, scandite armoniosamente da archi a tutto sesto ed eleganti colonne ioniche decorate da Luigi Bracalenti nel 1934. Oltre al dipinto di Antonio Solario la Madonna in trono con il Bambino, la chiesa custodisce opere di gran pregio come la Crocefissione collocata nel terzo altare a destra, dipinto di fine Settecento eseguito da Ubaldo Ricci, esimio allievo di Carlo Maratta. Esempio ancor più notevole è l’Adorazione dei pastori di Giovan Battista Gaulli, detto il Baciccio, incastonato entro il padiglione barocco che troneggia l’altare maggiore. Dopo aver ricevuto una formazione primaria a Genova, nella bottega di Luciano Borzone, il Baciccio fu costretto a trasferirsi a Roma per sfuggire ai nefasti artigli della peste. Distintosi per la sua sensibilità interpretativa, non passò inosservato agli occhi di Gian Lorenzo Bernini che lo accolse favorevolmente nel suo entourage. La notorietà del Baciccio nel territorio piceno e fermano è dimostrato dalla presenza di numerose opere che a lui furono commissionate al fine di rispondere a quel gusto del tutto innovativo per l’esaltazione dei sentimenti e delle passioni mediante un uso intenso della luce, dei colori o di schemi compositi complessi in cui le movenze dei personaggi erano accentuate in maniera quasi melodrammatica. Non di rado capitava che i prelati a capo delle diocesi commissionassero opere di questo tipo ad artisti di impronta romana che fossero maggiormente in grado di tradurre sulle tele quel fervido linguaggio espressivo. Straordinaria è la capacità di Giovan Battista Gaulli di trasporre e fissare le più svariate emozioni sulla tela, attraverso una gestualità estremamente espressiva ottenuta con un cromatismo onirico, suggestivo e una luminosità dorata che si riflette dolcemente sui volti e sulle teatrali movenze dei personaggi. L’Adorazione dei pastori, come molte altre opere di Gaulli, fa credere all’osservatore di essere colto da una visione celeste che con intenso trasporto mistico guida lo sguardo verso la grazia della Vergine Maria, la quale mostra il Bambino Gesù sotto lo sguardo curioso e carezzevole dei putti alati.