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Montefortino, Santuario della Madonna dell’Ambro




A pochi chilometri da Montefortino, in una stretta vallata chiusa nel triangolo composto da Monte Amandola, Pizzo tre Vescovi e Monte Priora, sorge il suggestivo santuario della Madonna dell’Ambro. Immerso nella natura rigogliosa del Parco Nazionale dei Monti Sibillini, l’edificio si trova a 583 metri s.l.m. e gode della pace che il frusciare cantilenante delle foglie e lo scorrere costante delle acque dell’Ambro riescono a infondere. Secondo la pia tradizione, come spiega anche una lastra commemorativa voluta da padre Federico da Mogliano, in un giorno dell’anno mille la Vergine Maria comparve alla giovane Santina, una pastorella muta fin dalla nascita. La fanciulla che ogni giorno si recava a pregare l’immagine della Madonna racchiusa nella cavità di un faggio e la omaggiava con i fiori che raccoglieva lungo il cammino, ricevette dalla celeste madre del Salvatore il dono della parola. Sul luogo sacro dell’apparizione quasi certamente fu edificata dapprincipio una semplice edicola, poi una cappella, attestata per la prima volta in un lascito testamentario del 1073. Risale invece al periodo compreso fra il 1610 e il 1640 la costruzione di una nuova struttura su progetto dell’architetto Ventura Venturi e la conseguente traslazione dell’immagine della Madonna dell’Ambro. Il santuario mariano, a partire dal 1897, è retto dall’Ordine dei Frati Minori Cappuccini che di anno in anno si è occupato della sua manutenzione e nel XIX secolo si è impegnato anche nella realizzazione di un piazzale capace di accogliere il flusso abbondante di fedeli che in ogni stagione si reca a visitare il luogo di culto. Quello che è considerato il santuario più antico delle Marche, ogni 15 agosto diventa scenario di una gloriosa festa, organizzata per celebrare la Regina dei Cieli che nel tempo ha concesso innumerevoli grazie ai devoti che a Lei si sono rivolti. Varcato il portico del 1936 che adorna la semplice facciata a capanna, si rimane coinvolti dal mistico silenzio che aleggia nell’ambiente interno, contraddistinto da un’unica navata voltata a botte. Il santuario corredato da sei cappelle, presenta la più importante nella zona absidale, in cui è conservata la statua in terracotta policroma della Madonna con il Bambino Gesù risalente al 1562 e una serie di pitture con le Storie della Vergine, profeti e sibille di Martino Bonfini. La cappella, cui si accede mediante due porte schiuse ai lati dell’altare maggiore, è pervasa dalla flebile luce che confluisce da tre finestre aperte lungo la parete che divide il tempietto dal resto della chiesa.