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Montefortino, Museo faunistico dei Sibillini




Alle pendici dei Monti Sibillini, tradizionalmente scrigno di fate e negromanti, storia e leggende si estende il comune di Montefortino che custodisce uno splendido palazzo gentilizio eretto nei primi anni del XVI secolo. Originariamente fu dimora di Desiderio Leopardi, poeta, conte Palatino e redattore delle Leggi Municipali di Montefortino, ma nel XIX secolo fu acquistato dalla famiglia Duranti e oggi ospita il Museo dell’Arte Sacra, la prestigiosa Pinacoteca titolata al celeberrimo Fortunato Duranti e il Museo Faunistico dei Monti Sibillini che conserva la collezione tassidermica di Ignazio Rossi Brunori. La facciata sembra interpretare con estrema eleganza i principi basilari dell’architettura rinascimentale, massimi sostenitori delle geometrie pure. Realizzato interamente in mattoni, il prospetto presenta un portale monumentale bugnato in travertino che chiude l’arco a tutto sesto con il viso di un fauno in altorilievo, inserito per scacciare le sventure e ingraziarsi la buona sorte. La facciata, inoltre, è scandita armoniosamente dai marcapiani e dalle finestre che nel primo piano si distinguono per la sobrietà delle cornici, mentre nei livelli superiori per i timpani semicircolari spezzati. A rompere l’equilibrio e la simmetria della facciata è il balcone ornato da una balaustra in ferro battuto che è sorretto da tre mensole. Nell’estate del 2006 è stato inaugurato il singolare Museo Faunistico dei Monti Sibillini che custodisce la collezione tassidermica di Ignazio Rossi Brunori, adunata con intensa dedizione in un arco di tempo lungo oltre cinquant’anni. Le diverse specie animali, cacciate dallo stesso collezionista nel territorio piceno e fermano, sono state oggetto della complessa e antichissima arte dell’imbalsamazione. In un’intervista rilasciata a Franca Maroni Capretti ha spiegato che la tassidermia richiede scrupolosità in ogni sua fase, da quella preliminare che consiste nello spellare l’animale, spogliarlo della carcassa e dotarlo di uno scheletro in ferro, passando per il trattamento della pelle con una pomata a base di anidride arseniosa fino al riempimento con ovatta e alla sutura della pelle. Il museo conserva il risultato della sua passione, un’immane raccolta di mammiferi come la volpe, il lupo, la faina, la donnola, la martora, il moscardino, l’istrice, ma anche una considerevole collezione dell’avifauna del territorio marchigiano.