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Montegiorgio, chiesa di San Francesco


Immerso fra le dolci colline dell’entroterra fermano, il comune di Montegiorgio si estende su un poggio da cui è possibile intravedere ilMonte Conero a settentrione, il massiccio del Gran Sasso lungo l’orizzonte meridionale, il Mare Adriatico a levante e i celebri Monti Azzurri di Giacomo Leopardi a ponente. Nel punto più alto del paese, sulla sommità di un’altura che anticamente era denominata Cafagnano si erge una chiesa che in origine era titolata a santa Maria in Georgio e congiunta a un monastero piuttosto esteso dei monaci benedettini di Farfa. Edificata intorno ai primi anni del XIII secolo, fu donata nel 1263 al cardinale Gaetani che la cedette all’Ordine dei Frati Minori. In seguito alla regalia la chiesa fu riconsacrata a san Francesco d’Assisi e il colle da cui spicca come un faro della provvidenza divina ne ha assimilato la denominazione. Nel 1585 l’edificio sacro subì un numero consistente d’interventi che modificarono l’aspetto originario dell’intero complesso. La facciata è ornata da uno splendido portale in pietra d’Istria che in base al vicino pannello in travertino fu realizzato nel 1325 da un magister gallus. Stimolano particolare curiosità l’aspide, il basilisco e il leone che corredano i capitelli degli stipiti, i quali simboleggiano nella tradizione cristiano-medioevale rispettivamente la disperazione, la presunzione e la superbia.

Sopra il portone ligneo, invece, è incastonato lo stemma di papa Sisto V, sotto il quale furono eseguiti i massicci lavori di trasformazione della chiesa. Varcata la soglia d’ingresso, si ha l’impressione che la grandiosità divina sia trasposta dalla monumentalità dell’intera struttura interna, costituita da un’unica navata voltata a botte e da una serie di maestose colonne doriche. Sul lato nord della chiesa vi è un’apertura che immette nella piccola cappella farfense, unico organismo del duecentesco complesso monastico sopravvissuto alle svariate trasformazioni. Al suo interno sono ospitati i monumenti funebri di famiglie eminenti come i Patti, gli Alaleona, i Zenobi, ma sembrano accendere l’interesse comune soprattutto i meravigliosi affreschi che l’adornano. Nelle otto sezioni della volta, divise in due differenti registri, sono narrati con magistrale capacità espressiva i vari momenti di una storia molto amata dai francescani, quella di Adamo e della croce vera.