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Moresco, Torre eptagonale









Su un crinale che domina strategicamente la Valle dell’Aso, si erge come una solenne corona bronzea uno dei borghi più belli d’Italia che un tempo era nominato Castrum Morisci, a causa di un probabile e temporaneo stanziamento di Mori nel territorio. Della prima fase insediativa non sono sopraggiunte molte testimonianze, mentre grazie ai documenti d’archivio e all’attuale assetto urbanistico è possibile avere un’idea di come apparisse il castello di Moresco durante il periodo basso-medievale. Oltre a una favorevole posizione geografica, il castrum di forma triangolare godeva di un efficiente apparato difensivo, costituito da una massiccia cinta muraria, una serie di torri rompitratta lungo la cortina meridionale e settentrionale, una torre portaia che vigilava sulla zona meridionale e rimaneva perennemente in contatto visivo con la turris magna, una palizzata munita di fosso che bloccava l’assalto prima che riuscisse a penetrare nel centro abitato e infine un torrione alto circa venticinque metri dalla originale forma eptagonale che invece dominava la vallata di ponente ed esercitava una massiccia difesa piombante. Eretto intorno alla fine del Cinquecento, il mastio che secondo la tradizione era originariamente corredato da una cuspide, elemento tipico dell’architettura araba, in realtà era munito semplicemente di una copertura lignea che permetteva di piantonare la zona circostante in ogni stagione e soprattutto costituiva per gli uomini di guardia un modesto riparo da frecce, dardi o proiettili di piccola entità. Sostituita più tardi da una merlatura ghibellina, la sommità del torrione eptagonale era provvista anche di beccatelli e piombatoi che contribuivano alla salvaguardia del castello attraverso una difesa ficcante che veniva messa in atto con balestre o archibugi da posta e una difesa piombante che consisteva invece nello scagliare frecce, pietre oppure materiale incendiario come la pece. Nonostante il maschio fosse munito di feritoie per moschetti e archibugi, la mancanza di una scarpa e l’altezza eccessiva costituirono un serio problema quando venne introdotto l’uso dell’artiglieria in campo militare. Difatti, essendo la torre eptagonale particolarmente elevata e priva di qualsiasi elemento di rinforzamento, rappresentava per il nemico un facile bersaglio da abbattere. Attualmente è possibile salire sul mastio e ammirare dall’alto dei suoi venticinque metri il piccolo nucleo abitato, il morbido paesaggio circostante e in giornate prive di foschia il turchese mare Adriatico.