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Monterubbiano, Museo Civico Archeologico








Lungo la fascia nord della Valdaso si erge un morbido colle, su cui si estende il comune di Monterubbiano, l’unica località dell’entroterra fermano insignita della Bandiera Arancione, il marchio di qualità turistico-ambientale conferito dal Touring Club Italiano. Le sue origini picene sono commemorate ogni anno durante il giorno della Pentecoste attraverso “Sciò la Pica”, ma per conservare l’identità culturale di Monterubbiano con una maggiore consapevolezza storico-scientifica, nel 1905 è stato istituito il Museo Civico Archeologico. Attualmente è collocato nel Polo Culturale San Francesco, una struttura conventuale risalente al XIII secolo. Il museo sembra sapientemente concepito sulla base del principio dell’ambiente adatto promosso da Maria Montessori. Difatti le sale sono a portata di bambino ed è evidente che siano state pensate per avvicinarli alla storia e all’archeologia attraverso un giocoso invito alla scoperta. Un altro aspetto importantissimo riguarda la collaborazione con il Museo Tattile Statale Omero di Ancona che vuole “promuovere la crescita e l’integrazione culturale dei minorati della vista e diffondere tra essi la conoscenza della realtà”. Varcata la soglia d’ingresso, ci si imbatte in un lungo corridoio che presenta un plastico sotto la pavimentazione coperta da una lastra di vetro. Il modello mostra il territorio che si estende lungo il fiume Aso e con l’ausilio di box-light è possibile individuare le aree dove sono stati riportati alla luce importanti resti archeologici e naturalmente il periodo storico cui sono stati attribuiti. Come ha spiegato Mara Miritello, il Museo è scandito da tre sale perché non è stato possibile dividere i reperti per corredi funerari, ma soltanto per classi di materiali. Il primo ambiente espositivo custodisce infatti resti fittili ed è possibile ammirare diversi esempi di suppellettile domestica come coppe, olle panciute, piccole anfore, fuseruole e rocchetti per la tessitura, mentre la seconda sala conserva reperti di metallo come armi e svariati ornamenti personali che includono fibule, pettorali e collane di semplice ma raffinata fattura. La terza sala ospita, invece, la cospicua raccolta numismatica del dottor Stefano Mircoli che annovera circa 500 monete di diversi periodi storici.