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Sant’Elpidio a Mare, perinsigne collegiata -

Jacopo Negretti detto Palma il Giovane,

Crocefissione con san Pietro,

sant’Antonio Abate e sant’Elpidio


La pala di Jacopo Negretti detto Palma il Giovane fu quasi certamente eseguita per volontà di un certo Palmerocco Palmerocchi che nel proprio testamento aveva espresso la viva volontà di corredare la cappella di famiglia con una pregevole opera pittorica. Realizzato nel 1590, circa ventiquattro anni dopo il lascito testamentario, il dipinto su tela centinata fu sistemato presso la collegiata di Sant’Elpidio a Mare, nella cappella collocata alla sinistra dell’altare maggiore. Osservando l’opera, è lampante l’impronta conservatrice dell’artista di origini veneziane, così come sono chiare le tracce lasciate dagli ambienti frequentati durante il percorso formativo. La sua inclinazione per l’arte, ereditata dal prozio Palma il Vecchio e dallo zio materno Bonifacio de’ Pitati, in principio fu alimentata attraverso lo studio dei moduli pittorici di Raffaello, Michelangelo e Tintoretto, poi mediante la frequentazione del vivace ambiente urbinate dei della Rovere, dove si lasciò affascinare dalla “maniera moderna” romana.

In seguito tornò a Venezia e le importanti commissioni gli permisero di affermarsi lungo tutto il territorio veneto, al punto tale che si occupò personalmente di concludere la Pietà di Tiziano, lasciato incompleta per il sopraggiungere della morte. In posizione centrale, la crocifissione di Cristo ricorda enormemente quella di Tintoretto eseguita intorno al 1567 e attualmente conservata a Venezia, presso la Scuola Grande di San Rocco. Difatti, forte è il richiamo alla tradizione coloristica veneziana e magistrale è il gioco di luci e ombre proiettate sul massiccio corpo del Salvatore che mettono in evidenza la tensione muscolare di Cristo rispetto al viso completamente in ombra. E’ evidente che Jacopo Negretti conoscesse l’uso espressivo di cui ne avevano fatto Tiziano e Tintoretto. Ai piedi della Croce, invece, sono inginocchiati san Pietro, sant’Elpidio e sant’Antonio Abate. Mentre il primo è facilmente distinguibile per la sua barba corta, i capelli canuti e il mazzo di chiavi poggiato accanto ai bordi della veste vermiglia, il secondo all’estrema destra è riconoscibile per la campanella, suo tipico attributo iconografico. Il terzo, invece, è identificabile con il patrono della cittadina omonima per l’armatura con cui in genere viene raffigurato il santo di cui si dispongono esigue informazioni agiografiche. Al di sopra della croce su cui discende lo Spirito Santo e degli angeli ritratti secondo un dinamismo dal gusto prettamente manieristico, è raffigurato il Padre Eterno che con una mano benedice il Figlio e con l’altra stringe la sfera celeste che allude all’intero universo sottoposto al suo altissimo controllo divino.