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Sant’Elpidio a Mare, Pinacoteca civica “Vittore Crivelli” -

Girolamo Dente, detto Girolamo di Tiziano,

L’Assunzione della Vergine


Grazie allo stemma e all’iscrizione sul sarcofago dipinti in primo piano è possibile risalire ai committenti, al nome del pittore e all’anno di realizzazione della pala. L’insegna gentilizia è quella della famiglia Gherardini di Sant’Elpidio a Mare che evidentemente richiese l’esecuzione del dipinto su tela.  Mentre gli epitaffi individuati da Luigi Serra nel 1936, datano l’opera al 1564 e l’attribuiscono a Girolamo Dente, detto anche Girolamo di Tiziano. L’artista, nato a Ceneda, operò principalmente nel Veneto, mentre nel territorio marchigiano purtroppo non sono numerose le attestazioni che lo riguardano. Forse, come suggeriscono diversi studiosi, i committenti non curandosi della scarsa notorietà locale, si lasciarono persuadere dall’eminente pala incaricata dalla famiglia Antiqui di Ancona a Girolamo Dente per la chiesa di San Francesco ad Alto.

L’opera elpidiense che tende alla verticalizzazione, sembra guidare freneticamente l’occhio dell’osservatore verso l’Assunzione della Vergine in Cielo. Difatti, lo sguardo e le braccia dei dodici apostoli protese verso l’alto, fra meraviglia e pura adorazione, spingono l’osservatore a guardare verso il motivo di tanta frenesia. Avvolta da un’aurea luminosa e cinta da una schiera di angeli festanti, la Madonna con le braccia sollevate verso l’alto viene accolta in Paradiso come declama un brano di san Giovanni Damasceno: “Era conveniente che colei che nel parto aveva conservato integra la sua verginità conservasse integro da corruzione il suo corpo dopo la morte. Era conveniente che colei che aveva portato nel seno il Creatore fatto bambino abitasse nella dimora divina. (…) Era conveniente che la Madre di Dio possedesse ciò che le era dovuto a motivo di suo Figlio e che fosse onorata da tutte le creature quale Madre e schiava di Dio. La pala, divisa in due registri sovrapposti, è accalcata e animata da un dinamismo tipico della “maniera moderna” lungo l’ordine inferiore, mentre sembra essere dominato da una monumentalità statuaria l’Ascensione della Madonna alla Casa Celeste raffigurata in quello superiore. Osservando la tela, inoltre, suscitano particolare curiosità gli unici due personaggi che non hanno il naso puntato verso l’alto. Uno è quello appoggiato sul sarcofago che sembra guardare verso il basso, in direzione dello stemma nobiliare, forse per caricare l’attenzione verso la famiglia che ha commissionato l’opera. L’altro si trova all’estrema destra e ha il viso rivolto verso l’osservatore. Mentre alcuni ritengono che sia l’autoritratto del maestro Girolamo Dente, altri reputano che l’uomo sia semplicemente l’esponente della famiglia Gherardini che ha affidato la realizzazione dell’opera all’artista di Ceneda.