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Torre di Palme, Chiesa di Sant’Agostino -

Vittore Crivelli, Madonna col Bambino








Il polittico, trafugato l’11 febbraio 1972 dalla chiesa di Torre di Palme titolata a sant’Agostino, è rimasto nelle mani dei malfattori per circa un mese e quando il pezzo è stato recuperato, verteva in pessime condizioni. Difatti, oltre a essere completamente scomposto, risultava sprovvisto delle prime quattro formelle della predella. Nonostante gli irreparabili danni apportati al polittico, si tratta di un opera di pregevole bellezza, attribuita a Vittore Crivelli da illustri critici d’arte come Gordon Rushforth Mc Neill a partire dal XX secolo. Impreziosita da una cornice goticheggiante, l’opera è composta da una predella con nove formelle e tredici pannelli disposti lungo due ordini. Al centro di quello inferiore è raffigurata la Vergine in trono con in grembo il Bambino Gesù benedicente. Nella paffuta mano sinistra stringe un fiore d’arancio che nella simbolica cristiana allude alla redenzione degli uomini grazie al suo sacrificio, mentre intorno a collo e polso indossa delle perline di corallo rosso che sono un chiaro riferimento al potere salvifico del sangue che in futuro verserà sul Golgota. Dietro la testa coronata della Madonna sono presenti tre tipici elementi simbolici riscontrabili nelle tele di Vittore Crivelli: la pera, la mela e un serto con fiori di garofano rosso carminio. Mentre il primo con il suo sapore zuccherino ricorda la dolcezza delle tre virtù teologali nella dottrina cristiana, il secondo sottintende sia le colpe degli uomini che la loro redenzione per mano di Cristo. Anche la ghirlanda di chiodini simboleggia la Passione del Salvatore. Alla estrema destra della Vergine è raffigurato san Giovanni Battista che secondo l’iconografia più tradizionale è vestito con un povero abito da eremita e stringe nella mano sinistra una croce con il tipico cartiglio avviticchiato. Al suo fianco è ritratto san Pietro Apostolo con indosso gli abiti papali, mentre stringe nella mano sinistra la ferula e nella destra un libro che probabilmente accenna alla Verità rivelata. All’estrema destra dell’ordine inferiore, invece, è rappresentato sant’Agostino abbigliato con i peculiari indumenti vescovili, in riferimento al ruolo rivestito presso la città di Ippona a partire dal 396. Accanto è ritratto san Paolo secondo la fisionomia descritta minuziosamente da Eusebio di Cesarea nella Historia Ecclesiastica. Vestito con tunica e pallio, il santo di Tarso cinge nella mano destra un libro aperto che allude alle epistole scritte a partire dal 53 d.C., con la sinistra invece impugna la spada, peculiare attributo perché suo efferato strumento di martirio. Al centro dell’ordine superiore è rappresentato un aggettante Cristo con il sangue, mentre alla sua estrema sinistra è raffigurato san Sebastiano, sottoposto a una gittata di frecce per aver approfittato del ruolo di comandante della prima legione di stanza a Roma e aver soccorso alcuni cristiani imprigionati nelle carceri. Al suo fianco è ritratto san Girolamo con una lunga barba canuta e indosso la veste e il cappello da cardinale. All’estrema destra, invece, è dipinta santa Caterina d’Alessandria con una corona che le cinge il capo velato per rammentare le sue origini regali.

Mentre nella mano sinistra impugna la ruota dentata con la quale fu torturata per volontà dell’imperatore Massenzio, nella destra ha una palma che allude al martirio e alla vittoria della fede sulla morte. Al suo fianco, in posizione stante, è raffigurato san Nicola da Tolentino con l’abito scuro dell’Ordine dei Frati Agostiniani. In una mano stringe un tozzo di pane che sottintende alle sue costanti opere d’assistenza ai bisognosi, nell’altra un libro chiuso che con ogni probabilità rappresenta la Bibbia, sacro custode della parola di Dio. Lungo la predella, invece, si susseguono otto formelle che in origine dovevano racchiudere i volti dei dodici apostoli.