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IL FERMANO IN MUSICA
Porto San Giorgio


Porto San Giorgio, Teatro "Vittorio Emanuele II"










Porto San Giorgio, denominato per lungo tempo Porto di Fermo, visse un particolare momento di splendore durante la prima metà del XIX secolo, quando godeva della luce irradiata da Fermo, capoluogo del Dipartimento del Tronto insieme ad Ancona e Macerata. In un momento di rinnovamento intellettuale, a beneficiare di quella favorevole situazione socio-politica fu principalmente il settore culturale. Risale infatti al 1811 l’istituzione della Società dei Palchi, un’organizzazione condominiale per l’edificazione di un teatro stabile che in breve raggiunse circa cinquanta associati, ognuno dei quali detentore di un palco. Insieme decisero di incaricare l’architetto Giuseppe Lucatelli della progettazione del teatro, per cui si era decisa una zona di origine medievale denominata “Casa del Forno pubblico”. L’inaugurazione avvenne nel 1817, ma la struttura dovette subire nel corso degli anni un numero considerevole di restauri che limitarono il pieno svolgimento delle attività rappresentative. Nonostante i vari periodi di arresto, il teatro fu costantemente fulcro di vivace operosità culturale e visse la sua età aurea durante la seconda metà del XIX secolo, quando fu intitolato al re d’Italia Vittorio Emanuele II. Intorno al 1950 l’impianto divenne di proprietà comunale, ma dovette subire un altro ciclo di restauri per la dichiarata inagibilità. Soltanto nel 1992 i fari si sono riaccesi e la sala è tornata a gremirsi di spettatori, pronti a chiudersi in un doveroso silenzio per riassaporare il ritorno alla vita del teatro comunale. Sito nella piazza omonima, è dotato di una semplice facciata neoclassica in laterizio, ornata unicamente dalla bianca lastra in travertino che riporta una celebre locuzione latina del poeta Jean de Santeul: “Castigat ridendo mores”, ovvero “(La satira) corregge i costumi deridendoli”. La frase è incastonata fra la maschera della tragedia e quella della commedia, simboli delle due massime espressioni dell’arte teatrale. Varcando la soglia del teatro comunale si rimane stupefatti dalla sobria eleganza della sala a ferro di cavallo, costituita da una minuta platea e tre ordini di palchi. La linearità stilistica di cui si era fatto interprete il maestro Lucarelli si fonde, attraverso un equilibrio misurato e particolarmente raffinato, con le decorazioni di Sigismondo Nardi che orlano i palchi e il singolare affresco che domina dal plafone della sala. Su una balaustra in marmo che corre lungo l’arco del soffitto, oltre a una schiera di rappresentanti dell’Armonia cosmica, sono posti quattro pilastri con le erme di Sofocle, illustre rappresentante della Tragedia, Aristofane, emblema della Commedia, Alceo, ambasciatore della Musica e Pindaro, celebre messo dell’arte della poesia nuda, la Danza.

Ognuno dei quattro settori è riconoscibile grazie a un supporto marmoreo che riporta il nome di ciascuna espressione artistica insieme a un motto che la rappresenta. Al centro del plafone, il soffitto pare schiudersi verso il firmamento stellato che sfoggia orgoglioso le dodici costellazioni dello zodiaco. Una particolare nota merita il sipario del pittore folignate Mariano Piervittori, che riprodusse l’ingresso trionfale di Vittorio Emanuele II a piazza San Giorgio, avvenuta nel 1860 di fronte agli occhi emozionati dei partecipanti. Oltre a essere mirabile opera pittorica, il sipario è considerato una non trascurabile testimonianza delle modifiche apportate col tempo all’assetto urbanistico della piazza.