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I LUOGHI DELLA SCIENZA E DEL PROGRESSO
Montefalcone Appennino


Montefalcone Appennino,

Museo comunale dei fossili e dei minerali



Su una scenografica rupe di arenaria che fende le valli dell’Aso e del Tenna, si estende Montefalcone Appennino, le cui origini sono da ricondurre al periodo romano nonostante le attestazioni più vivide riguardino l’Alto Medioevo e il rilevante ruolo socio-culturale giocato dal castello nel presidiato farfense. Grazie alla rigogliosa vegetazione che riveste la cima del Monte Falcone, la zona è considerata un’Area Floristica Protetta della Regione Marche. Difatti per gli esperti della flora locale il bosco che riveste il monte come un manto variopinto è uno scrigno di esemplari rari e meravigliosi. Oltre alle trentatré specie di orchidee spontanee attestate nella zona, piuttosto particolare è la presenza dell’aquilegia, pianta della famiglia delle ranuncolacee, che deve il suo nome alla peculiare forma della corolla del fiore, simile a un recipiente per l’acqua. Tuttavia il territorio è noto principalmente per i fossili incastonati nel Monte Falcone, formatosi durante il Pliocene inferiore, tantoché la Comunità Europea l’ha reputato un’Area di Importanza Comunitaria. Gli esperti di paleontologia spiegano che la sua particolare posizione geografica determina per effetto dei vari agenti atmosferici lo sgretolamento della roccia e una conseguente facilità nel reperimento degli strati fossiliferi. Nonostante i primi studi siano stati effettuati intorno al 1880, ventuno anni dopo la pubblicazione de L’origine della specie di Charles Darwin, il primo allestimento di reperti fossili montefalconesi fu realizzato soltanto nel 1971. Con una maggiore consapevolezza scientifica nel 1996 si decise di istituire il Museo di fossili e storia naturale con lo scopo di valorizzare queste preziose testimonianze del Pliocene inferiore. Tre sono fondamentalmente le sezioni che costituiscono il museo allestito nelle pregevoli sale affrescate del settecentesco Palazzo Felici. Una conserva oltre cinquecento reperti locali risalenti a 3,5 milioni di anni fa, mentre una seconda unità salvaguarda fossili provenienti da tutto il mondo che per la loro rarità suscitano sempre un vivo interesse. Fra i vari esemplari, meritano una menzione speciale diversi insetti fossili incastonati nell’ambra, lo scheletro di un Orso delle caverne dei Pirenei, una zanna di mammut originario del Mare del Nord, vari denti di squali miocenici degli Stati Uniti, un uovo di dinosauro sauropode proveniente dalla Cina e lastre con pesci fossili della formazione del Green River. Una terza sessione invece è riservata ai minerali, all’incirca milleduecento fra minerali fluorescenti, blocchi di aragonite, calcite, stilbite e tanti altri esemplari che si distinguono per rarità, dimensioni o peso.