HOME PAGE
itinerario
IL NEOCLASSICISMO NEL FERMANO


• i beni

itinerari tematici

sei in: home > itinerario IL NEOCLASSICISMO NEL FERMANO > Porto San Giorgio

itinerario
IL NEOCLASSICISMO NEL FERMANO
Porto San Giorgio


Porto San Giorgio, Villa Pelagallo



Su un’altura rigogliosa che sovrasta l’ardesia del mare Adriatico, si affaccia la splendida villa Pelagallo che fu edificata per volontà di Girolamo Bonaparte, principe di Montfort e fratello minore del fondatore del Primo Impero Francese. Dopo aver acquisito un vasto terreno in contrada Porto, decise di affidare il progetto di riqualificazione del territorio e del castello preesistente all’architetto settempedano Ireneo Aleandri. In origine la residenza prendeva il nome della moglie di Bonaparte, il quale decise di dedicarla a lei e farla apprezzare agli occhi dei suoi ospitati come villa Caterina. Per la costruzione della nuova residenza nobiliare, fu necessario lo smantellamento di una modesta porzione di mura che si allacciava alla medievale rocca Tiepolo, nonché lo sbancamento della zona collinare per la formazione di terrazzamenti destinati ad accogliere sia il palazzo che il giardino. Nel 1829 i lavori per la realizzazione della villa si conclusero e l’intera famiglia del principe si trasferì, rianimando un territorio consumato dal tempo. Infatti, erano piuttosto noti i fastosi ricevimenti organizzati dai Bonaparte nella splendida sala da ballo, dove l’aristocrazia fermana si abbandonava al piacere della conversazione e si rendeva portavoce della locale cultura mondana. Caratterizzata da una pianta a C, la villa si erge su un terrazzamento iscritto da spesse pareti in laterizio che fungono anche da imponenti mura di contenimento. Mentre il pian terreno della facciata esposta verso il mare è decorato da un basamento in finto bugnato, il primo e il secondo piano esibiscono otto bassorilievi raffiguranti trofei d’armi, foggiati in terracotta da Domenico Paci. Il porticato con volte a crociera permetteva alle carrozze di procedere fino al portone d’ingresso, evitando agli ospiti e agli stessi proprietari di esporsi alle intemperie. Superato l’atrio in cui sono sottoposti allo sguardo del passante diversi reperti lapidei, si diramano due rampe di scale. Quella a sinistra conduce a un mezzanino, mentre l’altra ai piani nobili, dotati di quattordici vani al primo livello e dodici al secondo. Camminando fra le stanze che un tempo custodirono le riflessioni e le aspettative di Girolamo, le lusinghe di una donna riservata come la principessa del Wurttemberg o i giochi della piccola Matilde, si assapora un gusto propriamente neoclassico che si riscopre ancora oggi grazie ad alcune raffinate decorazioni sopravvissute al trascorrere del tempo. Il giardino che segue l’andamento del declivio, è accessibile sia dal pian terreno che dai piani nobili, ma la sua peculiarità è rappresentata dalla orangerie disegnata dall’architetto Giovanni Battista Carducci per i Pelagallo, la quale è accessibile mediante una scalinata monumentale disegnata da Raffaele Mostardi nel 1864. Riportata all’antico splendore da un recente intervento restaurativo, la villa sarà destinata a struttura ricettiva.