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LE RADICI PICENE E ROMANE DEL TERRITORIO


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LE RADICI PICENE E ROMANE DEL TERRITORIO
Fermo


Fermo, Palazzo dei Priori, Collezione archeologica

“Dai Villanoviani ai Piceni”


Facciata esterna


    Veduta laterale del Palazzo

Piazza del Popolo, cuore pulsante della città di Fermo, custodisce l’insigne Palazzo dei Priori che con la sua peculiare apertura a ventaglio, sembra chiamare a sé lo sguardo del passante. Il suo aspetto originario fu modificato dapprima fra il 1446 e il 1525 per porre rimedio ai danni provocati da Alessandro Sforza che durante l’assedio bombardò la piazza dal Girfalco, poi nel corso del XVII secolo per abbellire il suo fiero aspetto. La facciata in cotto è scandita dai marcapiani che la tripartiscono armoniosamente sia in verticale che in orizzontale. Mentre l’ordine inferiore presenta cinque arcate, quelle superiori esibiscono quattro finestre architravate e altrettante coronate da archi. La parte centrale del prospetto, invece, è dotata di una duplice scalea, sormontata da una loggetta con la statua bronzea di Sisto V che fu realizzata nel 1590 dal maestro Accursio Baldi. Mentre al secondo piano del palazzo è allestita la prestigiosa Pinacoteca Civica, al primo è predisposto il Museo Archeologico Piceno con la mostra permanente dal titolo “Fermo: dai Villanoviani ai Piceni”. Il museo è il risultato di oltre un secolo di indagini archeologiche, rilievi stratigrafici e una minuziosa catalogazione dei manufatti. Nella prima sala si tenta di illustrare in maniera chiara e concisa le varie fasi che hanno interessato l’archeologia pre-romana a Fermo, fondandosi sui risultati degli scavi condotti a partire dai primi anni del XX secolo fino alle ultime indagini che hanno interessato diverse zone del territorio comunale. Le campagne di scavo condotte nella zona di contrada Mossa, ad esempio, hanno riportato alla luce 102 tombe fra quelle villanoviane databili intorno al IX-VIII secolo a.C. e quelle picene che invece sono le più recenti e riguardano il periodo compreso fra il VII e il IV secolo a.C. Nella seconda sala sono esposti i manufatti provenienti dalle necropoli picene delle zone limitrofe alla città di Fermo, come Torre di Palme e Ponte Ete, ma sono in mostra anche quelli riportati alla luce durante le indagini condotte in città e un valido esempio è rappresentato dai frammenti di ceramica antica figurata reperiti nel Girfalco. Stimolano particolare curiosità i manufatti ornamentali in bronzo, spesso valorizzati da perle in pasta vitrea e ambra, oppure i ganci di cintura a losanga del periodo villanoviano, le fibule di ottima fattura, le armi. Eppure il reperto che accende più interesse è indubbiamente l’anellone piceno a sei nodi.



Fermo, Teatro romano


Veduta dall'alto



Resti del Teatro Romano



                   Pilastri


Sulla sommità del colle Sabulo, proprio di fronte al prospetto della cattedrale cittadina si snoda una via piuttosto suggestiva che si dirama fra i resti del teatro edificato con ogni probabilità sotto l’impero di Augusto. Come a Roma, anche a Fermo i ludi scaenici venivano organizzati periodicamente e con cadenza regolare per rendere omaggio ad alcune divinità, ma erano piuttosto diffusi anche i ludi triumphales e i ludi funebres. Mentre i primi venivano predisposti per celebrare un importante successo militare, i secondi erano allestiti per commemorare una personalità illustre della società che era venuta a mancare. Bisogna immaginare le rappresentazioni teatrali come un momento di svago e piacere collettivo, nonostante i posti a sedere venissero assegnati in base al censo di ogni spettatore. Tuttavia, Ovidio nella sua irriverente Ars Amatoria rende noto che molti uomini preferivano recarsi nel settore più in alto, destinato ai plebei, alle donne e ai bambini perché  i teatri, erano riservati alle cacce e come scrive il poeta sulmonese “ce n’è da soddisfare ogni capriccio/Tutto vi troverai: amore e scherzo”. Durante l’attesa che precede l’inizio della rappresentazione teatrale, l’atmosfera era simile a quella di un coevo concerto o di un’odierna partita di calcio, in quanto circolavano fra le gradinate i venditori ambulanti di acqua e cuscini ed erano presenti delle autorità simili agli attuali stewards che si preoccupavano di mantenere l’ordine e accompagnare gli spettatori al loro posto. Dopo un duplice richiamo del flauto, le persone riprendevano posto e si preparavano per assistere allo spettacolo, prontamente annunciato da un banditore. A Fermo purtroppo rimane soltanto qualche resto del teatro romano che molto probabilmente riusciva a ospitare circa duemila spettatori. Difatti è possibile osservare la curva semicircolare di una parte del perimetro esterno in laterizio collocato in prossimità del colle, un altro muro che originariamente doveva sostenere l’ultima precinzione della gradinata, tubi in terracotta inseriti nelle mura per ovviare il problema delle infiltrazioni d’acqua, due pilastri che quasi certamente sorreggevano il portale d’ingresso che immetteva nell’orchestra e due vomitori che introducevano alle gradinate ed erano così chiamati perché a fine spettacolo sembravano sospingere fuori gli spettatori. Durante le varie campagne di scavo che hanno interessato l’area del teatro romano, sono stati rinvenuti due lucerne fittili, i resti di alcune statue, diverse monete coniate fra l’impero di Nerone e quello di Alessandro Severo e svariati aghi crinali d’osso e avorio che le ornatrices usavano per appuntare i capelli delle matrone, raccolti in elaborate acconciature.



Fermo, Cisterne romane


Veduta frontale delle Cisterne



Particolare delle Cisterne



Veduta laterale delle Cisterne



Le Cisterne



In un quartiere di straordinaria bellezza si snoda via degli Aceti, in cui si susseguono palazzi dall’aspetto solenne e botteghe di artigiani che continuano a perpetuare una tradizione millenaria. Passeggiando lungo questa via, si incontra l’ingresso tardo-medievale per le grandi cisterne romane che sono considerate un autentico patrimonio dell’arte idraulica di età augustea, nonché ingegnosa idea di Vitruvio. Quasi certamente si decise di realizzare quelle che comunemente vengono chiamate piscine epuratorie o limarie per rispondere a un’esigenza idrica altrimenti non esaudibile. Il sistema sotterraneo di ricezione e inalveazione dell’acqua piovana, simile all’apparato idrico di Chieti, permetteva di ridistribuirla in maniera efficiente alle diverse zone della città. Per l’immagazzinamento e la successiva erogazione furono edificati tre serbatoi, disposti sul Girfalco, nell’attuale largo Temistocle Calzecchi Onesti e in via degli Aceti che ovviamente erano a diverse altezze. Il primo attualmente non è visitabile perché del tutto interrato, ma gli scavi del 1927 delinearono quattro ambienti non comunicanti in laterizio, voltati a botte e molto simili alle grandi cisterne. Il secondo è noto con il nome di piccole cisterne, in quanto la sua portata è minore rispetto a quella del serbatoio ubicato in via degli Aceti, il quale però da un punto di vista propriamente strutturale non presenta difformità significative rispetto al più piccolo. Le grandi cisterne si estendono lungo un’area piuttosto vasta che racchiude via Paccarone, via di Vicolo Chiuso, via degli Aceti, largo Maranesi e ha una portata massima di circa 15.000 mc. L’interno è costituito da trenta camere ripartite in tre file, ognuna delle quali ha una muratura rivestita con opus signinum o cocciopesto che, come scrive Vitruvio, veniva impiegato soprattutto nella fabbricazione di cisterne, acquedotti, piscine termali perché consono all’impermeabilizzazione della malta di calce. La visita alle cisterne è incredibilmente emozionante, in quanto vertono in un perfetto stato di conservazione e riescono a rendere vividamente la magnificenza di un progetto tanto efficiente che alcune camere sono state utilizzate fino agli anni Ottanta del XX secolo. E’ molto suggestivo incontrare scritte grossolane come “Calma, uscita”, risalenti alla Seconda Guerra Mondiale, quando gli ambienti furono utilizzati come rifugio contro i bombardamenti.

         

             Veduta laterale                                    Particolare delle Cisterne