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TORRI E CINTE MURARIE
Fermo


Fermo, cinte murarie, torri e porte d’ingresso










A Fermo sono tuttora visibili sezioni di mura megalitiche che per secoli hanno rappresentato il punto focale di innumerevoli studiosi, dediti a un’analisi rigorosa dell’impianto urbano. Secondo alcuni erano “antiromane, quasi ciclopee”, per molti si trattava senza dubbio di mura etrusche, mentre a parere di altri erano di origine picena. Sulla base di recenti studi tanti segmenti sono di epoca romana costituiti da blocchi quadrati in arenaria, calcare oppure conglomerato che venivano fatti pervenire da cave presenti nei pressi di Torre di Palme. Quasi sicuramente tali mura furono erette dopo il 264 a.C., quando Firmum era ormai una colonia di diritto latino e subirono i principali lavori di risanamento fra la fine dell’Età repubblicana e l’inizio dell’Età imperiale. Meglio conservate sono invece le mura di origine alto-medievale. Infatti a partire dal X secolo si verificò in tutta la penisola un forte incremento edilizio, destinato principalmente alla salvaguardia e alla demarcazione dello spazio abitativo rispetto a quello silvestre. Tuttavia, in un primo momento, le mura erano piuttosto precarie e non presentavano molti punti in comune con quelle robuste e di pregevole solidità costruttiva, tipiche delle zone transalpine. Solo più tardi vennero rinforzate o levate cinte murarie più spesse e seppure edificate con materiale di spoglio, sensibilmente più sicure grazie alla presenza di torri angolari e rompitratta, caditoie per esercitare la difesa piombante, cortine dotate di contrafforti e scarpe più o meno pronunciate. Fermo ancora oggi mostra con fierezza la cinta muraria di origine medievale che nonostante il tempo e l’incidenza delle due Guerre Mondiali, sembra vertere in un ottimo stato di conservazione. La cortina, a tratti munita di scarpa, è corredata da una serie di torri che talvolta presentano una pianta quadrangolare e talaltra pentagonale. Coronate da merli guelfi in alcuni tratti e ghibellini in altri, sono tutte provviste nell’apparato a sporgere di caditoie, utili per esercitare la difesa piombante. Durante l’assedio infatti era possibile scagliare sul nugolo di invasori frecce, pietre oppure materiale incendiario come la pece, rimanendo al riparo del parapetto merlato. Lungo le mura massicce si aprono ancora tre porte che oggi come allora immettono nel centro abitato. L’ingresso sul lato nord è possibile mediante porta Sant’Antonio con tetto a capanna e portale dotato di arco a tutto sesto, sul lato sud attraverso porta Santa Caterina che si contraddistingue per i raffinati lineamenti goticheggianti e sul lato ovest tramite porta San Giuliano che invece è dotata di una imponente torre merlata.

             


Fermo, Torre Matteucci






Nel centro storico di Fermo si erge maestosa e severa la torre della famiglia Matteucci, l’unica dimora turrita sopravvissuta alle stoccate inferte dai secoli e dall’uomo. In una città che non è ancora stata prevaricata dalla frenesia e dal dinamismo volto unicamente alla convulsa ottimizzazione del tempo, si ha quasi l’impressione di poter ricostruire mentalmente il momento storico in cui la grandiosità della torre era sinonimo di ricchezza e prestigio sociale, oltre che valido strumento di difesa. E’ ancora possibile immaginare il forte senso di soggezione che gli uomini più semplici provavano di fronte alla sua solennità. La torre, edificata quasi certamente nel XIII secolo, è appartenuta alla Confraternita di Santa Maria della Carità intorno al Quattrocento, mentre è divenuta proprietà della famiglia Matteucci soltanto un secolo dopo. Lo stemma che campeggia fiero sul prospetto principale, attesta proprio l’appartenenza a una delle famiglie più eminenti della Fermo cinquecentesca, valorosamente capeggiata da Soporoso Matteucci, audace condottiero e abile ingegnere militare cui è stato dedicato un monumento nell’atrio della cattedrale. Secondo la tradizione nella dimora turrita fu segregata la moglie di Rostano pascià, rapita a Corfù nel 1542 e liberata solo in cambio del rilascio di diversi prigionieri originari del territorio marchigiano. La torre, oggi appartenente alla Cassa di Risparmio di Fermo, ha subito nel corso degli anni un numero consistente di interventi, ma quello che gli ha conferito l’aspetto attuale risale all’attività restaurativa condotta negli anni Quaranta del XX secolo su progetto dell’architetto Alfredo Energici. La torre, priva di merlatura e con due piccole porte romaniche, è costituita da travertino e laterizio rosso. Esibisce elementi ornamentali come l’altorilievo bronzeo di Ugo Nicolai inserito nel 1940, ma presenta soprattutto componenti tipici dell’architettura militare. Sono visibili le feritoie che prima dell’avvento delle armi da fuoco venivano impiegate per colpire il nemico mediante armi da lancio come archi, balestre, fionde e scorpioni. E’ possibile osservare anche due ordini di beccatelli che sorreggevano un apparato a sporgere, quasi certamente delle bertesche che servivano per controllare la situazione e nell’eventualità attaccare l’assalitore senza essere visti.