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TORRI E CINTE MURARIE
Sant'Elpidio a Mare


Sant’Elpidio a Mare, Torre Gerosolimitana


Su una collina abbracciata dal fiume Chienti e Tenna sorge Sant’Elpidio a Mare che nel punto più alto del nucleo abitato e originariamente in posizione isolata rispetto ai circostanti edifici, custodisce una torre enigmatica che ancora oggi scatena l’immaginario dei maggiori studiosi di storia locale. Alta circa ventotto metri e larga otto per ognuno dei quattro lati, la torre Gerosolimitana fu eretta intorno al XIV secolo grazie al massiccio contributo dei Cavalieri Ospitalieri di San Giovanni di Gerusalemme, in seguito conosciuti come i Cavalieri del Sovrano Ordine Militare di Malta. Le mura in laterizio sono spesse un metro e sessanta centimetri, presentano dei cantonali in calcare bianco lungo i quattro spigoli, ma alla base sono prive di qualsiasi elemento di rafforzamento. Sulla facciata est, sopra l’orologio di origine seicentesca, campeggia una grande croce di Malta che sembra essere il motivo conduttore dell’intera struttura.

Infatti se si tracciano delle diagonali lungo la pianta interna, si ottiene una croce con otto punte che nella tradizione cristiana simboleggiano le otto virtù teologali stilate da san Marco, ma anche le otto nazionalità di provenienza dei gerosolimitani e soprattutto gli otto principi che i cavalieri dell’Ordine di San Giovanni dovevano onorare: spiritualità, semplicità, umiltà, compassione, giustizia, misericordia, sincerità, sopportazione. Su una torre che doveva fungere da efficace strumento di controllo, difesa e offesa, sono molteplici i richiami alla religione cristiana. Sulla facciata meridionale è possibile osservare un bassorilievo costituito da sei pezzi di arenaria che raffigura il Sacro Graal affiancato da due bestie e sormontato da un rigoglioso albero di vite. La coppa che secondo la tradizione leggendaria medievale raccolse il sangue di Cristo allude sicuramente alla sua Passione, ma anche al valore salvifico del sacrificio. I due animali mostruosi invece rappresentano il peccato che ha asserragliato il mondo e ha costretto Gesù, albero della vita, al martirio. Sopra la porta d’ingresso ad arco ogivale, inoltre, è collocata una lunetta paleocristiana che quasi certamente ornava un portale della abbazia imperiale di Santa Croce al Chienti. Al centro campeggia il Christus Triumphans, poggiato su un animale che secondo alcuni studiosi è l’agnello crucifero, dalla cui bocca fluiscono calligrafici tralci di vite; mentre per altri si tratta del demonio incarnato nel drago che sputa arabesche lingue di fuoco. Fonte memorabile di emozioni è l’ascesa verso la vetta che un tempo avveniva fra il muro perimetrale e un alto parapetto, i quali dopo poco contribuivano alla perdita di orientamento, ma favorivano un cammino costante e meditativo che certamente voleva alludere al mistico percorso di Ascensione.