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VIVERE DA SIGNORI
Porto San Giorgio


Porto San Giorgio, Rocca Tiepolo








Su una morbida collina che domina con fierezza l’antico Castrum Portus e il mare che le ha procurato tanta prosperità economica, si erge severa e massiccia la rocca edificata per proteggere la fruttuosa zona litoranea di Castel San Giorgio. L’epigrafe, posta sopra l’architrave della porta principale, illustra brevemente la sua origine basso-medievale. Edificata nell’anno del Signore 1267, tempo in cui la città di Fermo era sotto la giurisdizione di Messer Lorenzo Tiepolo, vigilava grazie alla sua egemonica posizione geografica su un territorio particolarmente soggetto alle incursioni turche. L’epitaffio, inoltre, ricorda al passante che originariamente il fortilizio era intitolato a san Giorgio, conosciuto per essere il protettore degli uomini d’arme e in particolar modo degli arcieri. Innalzata su una’altura ritenuta da alcuni studiosi di natura artificiale, la rocca presenta una forma quadrangolare. Mediante ballatoi parapettati si aveva accesso alle cinque torri, di cui tre erano angolari e orientate verso nord, est e ovest, mentre due fungevano da rompitratta lungo la cortina muraria settentrionale e sud-occidentale. La turris magna o torre maestra, invece, è inglobata nelle mura difensive ed è rivolta verso nord-ovest. Coronata da merli guelfi, esibisce lungo i quattro lati tre schiere di mensole a gancio che verosimilmente sorreggevano una balconatura continua. Le bertesche, infatti, erano utilissime per osservare celatamente il nemico e offenderlo al momento opportuno senza la possibilità di essere intercettati. La sua altezza insieme a una serie di anomalie strutturali, hanno suggerito a diversi archeologi che una parte del mastio fosse interrata per più di cinque metri e la sua origine leggermente anteriore rispetto ai lavori del 1267. L’ingresso alla rocca avveniva mediante la cosiddetta porta scea. La peculiarità di questa apertura sbieca è proprio il fianco destro che risulta più avanzato e a una quota superiore rispetto a quello sinistro. Si trattava di un eccellente esempio di architettura strategico-militare che non permetteva agli assalitori di immettersi in maniera perpendicolare, ma obliqua. Di conseguenza, oltre a limitare l’impeto dello schieramento nemico durante l’ingresso alla rocca, quel tipo di varco induceva il soldato a percorrerlo con il lato destro del corpo completamente sprovvisto della copertura esercitata dallo scudo.

Inoltre, grazie alla particolare rotazione del mastio, si aveva la possibilità di bersagliare dall’alto gli invasori che erano riusciti a irrompere dal varco principale. Evidenti sono le modifiche apportate durante l’affermarsi dell’artiglieria in campo militare. Difatti è possibile ammirare diverse piombatoie lungo le cortine murarie e numerose troniere orizzontali da moschetto sulle torri, utili per intercettare il nemico e operare una valida difesa piombante. Lungo il versante sud della rocca, inoltre, si diramavano due alte mura difensive che coprivano il perimetro dell’intero impianto castrense e proseguivano fino al mare per proteggere la vasca navale con l’arsenale.

La cortina muraria era circoscritta da tre arcate a sesto acuto, di cui due sono ancora visibili. Attualmente viene utilizzato come splendido scenario per rassegne pregevoli come il Festival Internazionale di chitarra Joaquin Rodrigo o il celebre Armonie della sera.


           




Porto San Giorgio, Villa Pelagallo



Su un’altura rigogliosa che sovrasta l’ardesia del mare Adriatico, si affaccia la splendida villa Pelagallo che fu edificata per volontà di Girolamo Bonaparte, principe di Montfort e fratello minore del fondatore del Primo Impero Francese. Dopo aver acquisito un vasto terreno in contrada Porto, decise di affidare il progetto di riqualificazione del territorio e del castello preesistente all’architetto settempedano Ireneo Aleandri. In origine la residenza prendeva il nome della moglie di Bonaparte, il quale decise di dedicarla a lei e farla apprezzare agli occhi dei suoi ospitati come villa Caterina. Per la costruzione della nuova residenza nobiliare, fu necessario lo smantellamento di una modesta porzione di mura che si allacciava alla medievale rocca Tiepolo, nonché lo sbancamento della zona collinare per la formazione di terrazzamenti destinati ad accogliere sia il palazzo che il giardino. Nel 1829 i lavori per la realizzazione della villa si conclusero e l’intera famiglia del principe si trasferì, rianimando un territorio consumato dal tempo. Infatti, erano piuttosto noti i fastosi ricevimenti organizzati dai Bonaparte nella splendida sala da ballo, dove l’aristocrazia fermana si abbandonava al piacere della conversazione e si rendeva portavoce della locale cultura mondana. Caratterizzata da una pianta a C, la villa si erge su un terrazzamento iscritto da spesse pareti in laterizio che fungono anche da imponenti mura di contenimento. Mentre il pian terreno della facciata esposta verso il mare è decorato da un basamento in finto bugnato, il primo e il secondo piano esibiscono otto bassorilievi raffiguranti trofei d’armi, foggiati in terracotta da Domenico Paci. Il porticato con volte a crociera permetteva alle carrozze di procedere fino al portone d’ingresso, evitando agli ospiti e agli stessi proprietari di esporsi alle intemperie. Superato l’atrio in cui sono sottoposti allo sguardo del passante diversi reperti lapidei, si diramano due rampe di scale. Quella a sinistra conduce a un mezzanino, mentre l’altra ai piani nobili, dotati di quattordici vani al primo livello e dodici al secondo. Camminando fra le stanze che un tempo custodirono le riflessioni e le aspettative di Girolamo, le lusinghe di una donna riservata come la principessa del Wurttemberg o i giochi della piccola Matilde, si assapora un gusto propriamente neoclassico che si riscopre ancora oggi grazie ad alcune raffinate decorazioni sopravvissute al trascorrere del tempo. Il giardino che segue l’andamento del declivio, è accessibile sia dal pian terreno che dai piani nobili, ma la sua peculiarità è rappresentata dalla orangerie disegnata dall’architetto Giovanni Battista Carducci per i Pelagallo, la quale è accessibile mediante una scalinata monumentale disegnata da Raffaele Mostardi nel 1864. Riportata all’antico splendore da un recente intervento restaurativo, la villa sarà destinata a struttura ricettiva.


Porto San Giorgio, Villa Clarice



A pochi chilometri dal centro abitato di Porto San Giorgio, un parco di tre ettari costellato di lecci e pini marittimi che emanano un pungente profumo coniferoso, fanno da cornice alla splendida villa Clarice. Edificata intorno alla seconda metà del XIX secolo per volontà di Clarice Bonafede, ancora oggi conserva lo splendore di un tempo. Superato il viale costeggiato da antiche piante di tiglio, si schiude un piazzale ombreggiato da tre rari esempi di palma Washingtonia che mostra sullo sfondo la residenza suburbana definita “piccola Farnesina”. La loggia a tre fornici con copertura voltata a crociera e raggiungibile mediante una sobria scalinata in cotto, sorregge la terrazza balaustrata che collega i due avancorpi laterali e attribuisce al palazzo la tipica pianta ad ali. Varcata la soglia d’ingresso, cui si accede tramite il porticato tripartito, si apre un salone color burro che mostra con fierezza gli stemmi di famiglia affrescati sui soffitti. Particolare attenzione merita il salotto dell’ala nord, dipinto da diversi maestri di scuola romana secondo il quarto stile pompeiano. Le pitture parietali che riportano alla memoria la Casa dei Vettii, mostrano aediculae incorniciate da modanature affusolate che accolgono scene di soggetto mitologico. Incantevole è anche la sala da pranzo affrescata fra il 1887 e il 1893 dal maestro Egidio Coppola, che ha voluto ricreare un ambiente molto simile a quello che cinge rigoglioso la villa ottocentesca. Alberi e cespugli dalle chiome lussureggianti, piante lianiforme e rampicanti, uccelli dalle movenze leggiadre, frutta succosa e palme dal gusto esotico, danno l’impressione di trovarsi in un raffinato pavillon. Decorata secondo la tecnica del trompe-d’oeil e con lo stesso gusto per la flora e la fauna dell’area adriatica commista a quella dei paesi lontani, la galleria al primo piano introduce le varie stanze da letto. La residenza dei Bonafede ha vissuto un periodo di particolare decadenza durante la Seconda Guerra Mondiale, quando gli alleati si erano accampati nel parco e il degrado aveva preso il sopravvento su tutta la proprietà. Cessato lo stato di belligeranza, l’intero patrimonio fu sottoposto a un accurato processo di restauro e da allora i discendenti l’hanno abitata periodicamente, offrendo la possibilità di trasformare la villa in un suggestivo scenario per eventi e cerimonie.


Porto San Giorgio, Villa Montanari Rosati



Leggermente a nord rispetto a Porto San Giorgio e in cima a un dolce declivio che in primavera esala un’inebriante fragranza di tiglio e rose selvatiche, Villa Montanari Rosati fa mostra di tutta la sua sobria eleganza. Edificata intorno al 1880 per volontà di Francesco Montanari, la struttura era stata concepita per ospitare una casa di cura in cui ristorarsi durante i periodi di convalescenza e godere degli effetti benefici della brezza marina, ricca di iodio e nota per le sue proprietà tonico-stimolanti. Verso la fine del XIX secolo, difatti, grazie alla costruzione della linea ferroviaria, la zona costiera dell’Adriatico divenne vivace meta di turismo balneare e la struttura del clinico Montanari rappresentò per molti anni un salutare centro di permanenza. Contornata da un giardino in cui il profumo aromatico dei cespugli di lauro si fonde armoniosamente con quello coniferoso dei pini o esperidato dei limoni in fiore, la villa a pianta quadrata è costituita da tre livelli ritmati da semplici modanature in laterizio. Passeggiando intorno alla residenza che dista soltanto cinquecento metri dal mare, è possibile ammirare la luminosa corte a pianta rettangolare che si estende lungo il lato ovest ed è costituita da due ali simmetriche. Con ogni probabilità l’ambiente interdetto da un massiccio portone ligneo doveva essere riservato ai vari componenti della servitù. Sul fianco sud, invece, fra arbusti centenari e palme esotiche è attualmente collocata una grande piscina che rappresenta una piacevole attrattiva per gli ospiti che soggiornano in villa. Varcata la soglia principale, si accede al pian terreno, costituito da salottini che si affacciano attraverso portali con arco ribassato su un ambiente di collegamento ampiamente illuminato. Il primo piano, invece, è costituito da una galleria voltata a botte finemente affrescata, dalla quale si accede alle diverse stanze che, come quelle del secondo livello, un tempo dovevano essere riservate principalmente agli ospiti della casa di cura. Dopo un lungo periodo in cui la residenza è stata felice luogo di villeggiature della famiglia Rosati, erede Montanari, la struttura è stata oggetto di un attento restauro conservativo che ha permesso agli eredi di avviare un progetto di grande valore socio-culturale. Attualmente, infatti, la villa è in grado di ospitare concerti, congressi, mostre d’arte e accogliere turisti in cerca di quiete che oggi, come un tempo, possono godere del clima ventilato-secco di una vera oasi naturale.


Porto San Giorgio, Villa delle Rose








Fra la fine del XIX e gli inizi del XX secolo, si riscontrò un massiccio incremento edilizio lungo la fascia litoranea del Fermano. Difatti, quell’importante fenomeno di trasferimento delle residenze di villeggiatura dalla limitrofa zona collinare alla pianura costiera, subì un’impennata con l’inaugurazione della linea ferroviaria nel 1864 e il conseguente sviluppo del turismo balneare. Villa delle Rose, costruita nel 1921 per volontà di Alfredo Salvadori, è un villino monofamiliare che rispecchia pienamente l’architettura e il fraseggio decorativo di stile Libery. Con ogni probabilità, si tratta della più antica casa di villeggiatura edificata nella zona settentrionale della riviera sangiorgese che in breve tempo fu disseminata dalle abitazioni della fiorente borghesia locale, alberghi dal gusto ricercato, bagni termali e cinematografi. Incorniciata da pini marittimi, la residenza spicca per l’intenso rosso angelico dei mattoni che la compongono. La loggia con tre fornici sorreggono un raffinato balcone traforato, dietro il quale spuntano tre finestroni sormontati da pregevoli decorazioni in maiolica che, come quelle adornanti le bifide laterali, sono manifatture realizzate dalla prestigiosa fabbrica Matricardi di Ascoli Piceno. Ad attestare il nome del committente e l’anno di fabbricazione della residenza, un’altra decorazione su piastrelle di ceramica posta sul lato est. Costituita da tre piani scanditi da sobrie modanature e cornici definite da conci angolari in pietra bianca, la villa propone la tipica verticalizzazione degli edifici Liberty attraverso un’elegante altana dotata di belvedere.

L’interno segue il gusto estetico delle facciate esterne e la predilezione per l’Art Noveau è ravvisabile anche dai dipinti parietali eseguiti dal maestro originario di Ripi, Egidio Coppola. Il villino non uscì indenne dal Secondo Conflitto Mondiale che inferse un duro colpo all’intera area rivierasca. Tuttavia nel 1947 fu donato alle Figlie della Carità Canossiane che si preoccuparono di restaurare l’intero complesso per accogliervi un istituto di formazione scolastica.