Itinerari

L’arte contemporanea a Fermo

L’arte contemporanea a Fermo

L’arte contemporanea a Fermo

Un viaggio nella collezione di Arte Contemporanea della città di Fermo

Scopri l’arte contemporanea a Fermo attraverso un itinerario unico che unisce storia, architettura e creatività contemporanea. Dalle collezioni civiche di Palazzo dei Priori alle installazioni site-specific nei musei e negli spazi esterni della città, questo percorso accompagna alla scoperta di opere che dialogano con il patrimonio storico, reinterpretando gli spazi e stimolando nuove visioni.

Palazzo dei Priori – Pinacoteca Civica

  • Chiara Camoni – Erbacce e fonti. Succhi d’erbe. Spiritelli – Durante un periodo di residenza che l’artista ha svolto in città, sono state organizzate delle passeggiate che hanno coinvolto studenti di tutte le età, appassionati e curiosi. In tali occasioni sono stati effettuati dei prelievi nel paesaggio utili a dare forma, attraverso una pratica condivisa, all’opera finale. Questa è un intervento installativo che ha trovato spazio nella Sala Boscoli della Pinacoteca civica. È composto da una scultura ovvero una struttura in ottone che ospita dei teli di seta ‘disegnati’ da erbe e fiori incontrati e raccolti durante le passeggiate. Non erbe tintoree ma erbe trovate, “erbacce”: quelle che segnano il cammino e che invadono tutti i paesaggi che sono stati attraversati. Con queste è stata fatta una stampa diretta su seta che ha lasciato emergere “gli spiritelli” delle piante stesse e dei luoghi. Il progetto è risultato vincitore del PAC Piano per l’Arte Contemporanea 2022_23.
  • Vedovamazzei – BELL – Il progetto del duo Vedovamazzei prende spunto da una campana del XVIII secolo di Palazzo dei Priori ed oggi parte della collezione della Pinacoteca Civica. Poeticamente, gli artisti hanno immaginato di lavorare sul suono del paese che richiama a un momento collettivo: la campana che invita i cittadini a momenti di riunione, allerta al pericolo, suona a festa e dunque la campana che raccoglie materialmente e figurativamente la comunità cittadina. Un oggetto che, nell’immaginario degli artisti, è quindi rappresentativo della comunità in un determinato momento storico, che caratterizzava un’epoca in cui la tecnologia era semplice e rudimentale.
    Il duo ha scelto di rappresentare quello che per loro è il simbolo della nostra contemporaneità più contingente, un oggetto che, soprattutto in questi ultimi, delicatissimi due anni, è stato sempre presente nella quotidianità di chiunque. Si tratta di una scatola di cartone aperta e capovolta, consumata e abbandonata dopo aver recato il suo dono. Il contenuto, noto e atteso da chi lo ha ordinato, è stato l’unica certezza in un frangente di labilità e incertezze. Una scatola, una delle tante che durante i duri periodi di lockdown, di isolamento e desolazione infinita, ci hanno fatto sentire una comunità, ci hanno raccolto come le campane di una volta ci raccoglievano e facevano sentire uniti. Il progetto è risultato vincitore del PAC Piano per l’Arte Contemporanea 2021.

Museo Archeologico di Fermo

  • Eugenio Tibaldi – SHAPE – Una montagna di libri posata su un piedistallo circondato da uno specchio d’acqua, simbolo della “montagna della cultura” che ogni comunità costruisce, imponente ma instabile è collocata lungo il corridoio del Museo Archeologico di Fermo. Eugenio Tibaldi è un artista che da anni esplora i margini fisici e psicologici delle società contemporanee, con un’attenzione particolare per le periferie e le dinamiche di trasformazione urbana. Per la città di Fermo, Shape rappresenta il risultato di un’esperienza artistica sviluppata attraverso un processo partecipativo che ha coinvolto attivamente la cittadinanza. L’opera è nata da una serie di incontri informali, questionari e momenti di ascolto che hanno permesso all’artista di raccogliere riflessioni, visioni e memorie legate al paesaggio e alla storia collettiva del territorio. Le suggestioni raccolte si sono tradotte in una scultura stratificata e complessa, composta da libri, metallo zincato, resine e una base d’acqua. Collocata tra i reperti archeologici dell’ex Convento dei Domenicani, l’opera instaura un dialogo diretto con il contesto museale, proponendo una forma sospesa e astratta che richiama i profili delle colline marchigiane. La parte superiore dell’opera si chiude con un volume che richiama la sagoma del Duomo di Fermo, inserendosi così nel tessuto visivo e simbolico della città. L’uso dei libri come materiale principale non è puramente estetico: essi rappresentano le narrazioni sommerse, le storie locali e le memorie collettive che, stratificate nel tempo, definiscono l’identità di un luogo. La scultura diventa così un “reperto contemporaneo”, capace di restituire visivamente i cambiamenti sociali e culturali che hanno attraversato Fermo negli ultimi decenni.Il progetto è risultato vincitore del PAC Piano per l’Arte Contemporanea 2024.
  • Gino Del Zozzo – Sculture (Fermo, 1918 – 1996). Scultore fermano di grande sensibilità e maestria, Del Zozzo è tra le figure più significative della scultura marchigiana del Novecento. La sua arte unisce rigore tecnico e profonda umanità, traducendo nella materia – soprattutto pietra, bronzo e legno – i valori del lavoro, della famiglia e della vita quotidiana. Formatosi all’Istituto d’Arte di Fermo, Del Zozzo ha coltivato per tutta la vita un legame autentico con il territorio e con la tradizione artigiana locale, trasformando l’esperienza personale in un linguaggio artistico universale. Le sue opere, presenti in collezioni pubbliche e private, testimoniano una visione intensa e poetica dell’esistenza, fatta di equilibrio, forza espressiva e spiritualità discreta. Nella sala a lui dedicata sono conservate le sculture donate dagli eredi alla città di Fermo.

Terminal Mario Dondero

  • Sandro Trotti – selezione di ritratti dalla donazione dell’artista alla città di Fermo – Nato nel 1934 a Monte Urano, in provincia di Ascoli Piceno, Sandro Trotti si è formato a Roma. Nella capitale divenne professore di Pittura all’Accademia di Belle Arti di Roma, dove insegnò fino dal 1972 al 2000. Negli anni ’70 inizia anche un lungo periodo di grandi viaggi ed esposizioni all’estero. Venne infatti invitato in Cina nel 1999 come unico rappresentante degli artisti italiani e ebbe l’occasione di esporre a Pechino, Canton e Shanghai. Qui, dove ancora oggi è considerato il migliore testimone della cultura artistica nostrana in Oriente, venne confermato nel 2007 come ambasciatore dell’arte italiana e gli viene riconosciuta la prestigiosa nomina di professore di Storia dell’Arte presso l’Accademia Centrale di Pechino e presso l’Accademia di Belle Arti di Canton. La sua tecnica, profondamente materica, in cui segno e colore insieme ad ardite sperimentazioni migrano dall’astrazione all’informale, ha come centro della sua ispirazione Roma, Venezia, l’Oriente e i lirici paesaggi marchigiani con le verdi colline che scivolano dolcemente verso il mare. La donazione del maestro Trotti impreziosisce con opere di grandissimo valore l’offerta culturale di Fermo. Della donazione fa parte anche un dipinto “politico” di trenta metri quadrati, intitolato La marcia dell’umanità, esposto all’interno di piazza Sagrini, bel complesso dell’ex filanda, oggetto di un interessante recupero di archeologia industriale.
  • Ciro Maddaluno – Paesaggio – opera in comodato concessa dal figlio dell’artista alla città di Fermo – Maddaluno fu preside del Liceo Artistico di Porto San Giorgio, Dondero trascorse nella città marchigiana moltissimi anni e vi è sepolto. “L’idea di base di questa iniziativa è di rimettere le opere di mio padre nei luoghi dove ha lavorato e lasciato segni – spiega Domenico Maddaluno -. Sono partito dal Liceo Artistico di Porto San Giorgio, di cui è stato preside per oltre 30 anni e che era anche il suo laboratorio, dove ora c’è un’aula a lui dedicata. A 10 anni dalla sua scomparsa ho pensato a questa donazione, fornendo anche il materiale fotografico lasciato da Mario Dondero a mio padre, che testimonia il rapporto di amicizia e di stima fra due artisti uniti nel descrivere un paesaggio storico, come suggerisce la selva dei segnavento che svettano dalle basi di ceramica (case e chiese), e nel contempo un paesaggio interiore. 

Giardino della CariFermo – corso Cavour

  • Mario Airò – Germinal – Intervento site-specific. “L’artista ha immaginato lo spazio vuoto, in ghiaia, quasi fosse l’estuario di un fiume che sfocia in mare. E per associazione di idee ha pensato all’isola di Creta, culla della nostra civiltà occidentale, che galleggia in mezzo al mare Mediterraneo” spiega la curatrice Matilde Galletti.